Noi e il fine vita

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Abbiamo ritenuto di inviare ai senatori amici e alla stampa la lettera che qui sotto riportiamo, sicuri di aver saputo interpretare il pensiero e le convinzioni di tutti i nostri associati e di chi regolarmente ci segue.

Viviamo in una società sempre più ossessionata dalla pretesa di regolare tutti i desideri individuali con la legge, delegando allo Stato il compito di regolare anche materie nei confronti delle quali lo stesso dovrebbe rimanere distante o, almeno, neutrale.

Una di queste materie è quella relativa al “fine vita”, su cui, invece, la politica insiste nel far passare una legge per giunta fatta malissimo.

Noi NONNI 2.0 giudichiamo in modo decisamente negativo il progetto di legge sul “biotestamento” appena approvato dalla Camera dei Deputati per i seguenti motivi:

  • Viola palesemente l’articolo 32 della Costituzione in tutti i suoi aspetti, soprattutto laddove stabilisce che “la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”.
  • Apre la strada direttamente all’eutanasia, dal momento che consente di mettere in atto un vero e proprio “abbandono terapeutico”.
  • Cancella la dignità professionale del medico, la cui funzione viene ridotta ad un mero compito burocratico di certificazione.
  • Non prevede vera obiezione di coscienza, che dovrebbe sempre essere contemplata in materie così delicate.
  • Obbliga anche le strutture cattoliche ad applicare le norme in essa contenute, misconoscendone la loro “peculiarità”.
  • Considera alimentazione e idratazione interventi sanitari che, come tali, possono essere interrotti. In parole povere e crude, il “paziente” potrebbe essere fato morire di fame e di sete.
  • E’ perfino inutile, soprattutto negli aspetti più reclamizzati, visto che l’articolo 32 della Costituzione già prevede che “nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario”.

Il nostro giudizio negativo si basa, in sintesi, sulla considerazione che la vita umana deve essere comunque rispettata e difesa, se non vogliamo far ritornare indietro il calendario del tempo di duemila anni. La vita non ce la siamo data noi. E’ un dono di cui non possiamo disporre, soprattutto sulla base di criteri miopi e, spesso, egoistici.

Chiediamo al Senato, con la saggezza dei nonni, di fermare l’iter della legge o, quanto meno, di modificarla da cima a fondo.

Pierluigi Ramorino
Presidente

Giuseppe Zola
Vicepresidente