Schede sintentiche sul gender

Situazione attuale

Definizione della “teoria gender”: l’idea secondo cui l’essere uomo o donna non corrisponderebbe a un dato biologico ma ad una costruzione culturale. L’identità sessuata, cioè l’essere uomini o donne, viene sostituita dall’identità di genere, cioè dal “sentirsi” tali, a prescindere dal dato biologico, con la possibilità di variare il proprio orientamento sessuale in base alla “percezione” del momento.

Percezione diffusa nell’opinione pubblica: si confonde facilmente la “teoria gender” con l’educazione sessuale o con la rivendicazione alla piena parità uomo-donna.

Si tratta di un “pensiero unico” (Papa Francesco, 11 aprile 2014) e di una “colonizzazione ideologica” (Papa Francesco, 19 gennaio 2015) che si sta imponendo a tutti i livelli, utilizzando vari canali.

Nel caso italiano:

Canale normativo (leggi ambigue che si tenta di far approvare in Parlamento)

Esempio: DDL (disegno di Legge) Scalfarotto, approvato alla Camera il 19 settembre 2013, che introduce il reato di omofobia e transfobia.

Osservazioni:

  • Non vi è nessuna definizione della scienza medica che annoveri l’omofobia tra le varie “fobie” e non c’è nessuna legge dell’ordinamento giuridico italiano che ne definisca la natura di reato; non lo fa neppure il DDL Scalfarotto. Da qui i rischio di infinite confusioni, ambiguità e manipolazioni.
  • Rischio di compromettere il diritto alla libertà di opinione: art. 21 della Costituzione Italiana: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”. Chiunque esprime, in materia di etica sessuale, un’opinione diversa da quella propagandata dalla gender-intellighenzia potrebbe essere tacciato di omofobia e punito con la galera.
  • Rischio di compromettere tutto il sistema giudiziario, che deve essere basato su fatti criminali oggettivamente riscontrabili. Qui non ci si basa più su ciò che viene oggettivamente fatto o detto da un presunto omofobo ma semplicemente sulla “percezione” che ne ha avuto la sedicente vittima. Ognuno, in materia di orientamento sessuale, potrebbe “sentirsi” offeso da chiunque altro, altro anche per futili motivi.

Altri esempi sono il DDL Cirinnà che vuole riconosce le unioni civili (ossia il matrimonio omosessuale e, di conseguenza, per volontà dell’Unione Europea, a quel punto l’Italia sarà costretta ad approvare le adozioni di minori da parte di coppie omosessuali); il DDL Fedeli che vuole imporre l’insegnamento dell’ideologia del gender in tutte le scuole.

Canale giudiziario (sentenze dei giudici inquinate dal nuovo pensiero unico)

Esempio: sentenza del tribunale di Messina del 4 novembre 2014; ha affermato che l’identità di genere di una persona “può prescindere transitoriamente o definitivamente dall’intervento chirurgico che modifica i suoi caratteri sessuali primari” (ad un ragazzo di Messina è stato riconosciuto il diritto di avere scritto “femmina” sulla carta d’identità anche senza sottoporsi ad alcun intervento chirurgico). Il gender sta penetrando anche attraverso il braccio armato della legge!

Canale culturale (indottrinamento nelle scuole)

Nella scuola italiana è in atto una vera e propria strategia di “colonizzazione ideologica” (Papa Francesco), anche se i genitori non sono minimamente coinvolti nelle scelta educative degli insegnanti.

  • Numerose iniziative sono state avviate in esecuzione alla Strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere (2013.2015), documento propagandato dall’UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazione Razziale) – Presidenza del Consiglio dei Ministri, in esecuzione della raccomandazione CM/REC(2010) del Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa.
  • La Strategia Nazionale imposta dall’UNAR si pone in palese violazione dell’art. 30 della Costituzione Italiana che garantisce e tutela il diritto dei genitori a educare i propri figli. Il documento, inoltre, è stato adottato omettendo la consultazione di tutte le parti sociali interessate, con specifico riguardo ai genitori e ai docenti, violando in tal modo il principio ribadito  all’interno dello stesso documento (pag.16) e il principio previsto nella stessa Raccomandazione europea (Allegato VI, n.31), di cui è emanazione.
  • Numerose iniziative sono state avviate in esecuzione alla Strategia  nazionale  per  la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere (2013.2015), documento propagandato dall’UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazione Razziale) – Presidenza del Consiglio dei Ministri, in esecuzione della raccomandazione CM/REC (2010) del Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa.
  • La Strategia Nazionale imposta dall’UNAR si pone in palese violazione dell’art. 30 della Costituzione Italiana che garantisce e tutela il diritto dei genitori a educare i propri figli. Il documento, inoltre, è stato adottato omettendo la consultazione di tutte le parti sociali interessate, con specifico riguardo ai genitori e ai docenti, violando in tal modo il principio ribadito all’interno dello stesso documento (pag.16) e il principio previsto nella stessa Raccomandazione europea (Allegato VI, n.31), di cui è emanazione.
  • Della medesima strategia predisposta dall’UNAR facevano parte anche i tre opuscoli pubblicati nel gennaio 2014 intitolati “Educare alla diversità a scuola”, destinati rispettivamente alle scuole elementari, medie e superiori (poi ritirati per le azioni legali intraprese da Giuristi per la Vita). I libretti avevano un’evidente natura propagandistica a favore dell’ideologia gender e omosessualista e nelle premesse si sosteneva che, tra i vari criteri per definire l’omofobo, ve ne sono in particolare quattro: il  grado di religiosità – il credere “ciecamente” ai precetti religiosi – sostenere che l’omosessualità è un peccato – sostenere che l’unica attività sessuale lecita è quella aperta alla vita.
  • L’applicazione della Strategia nazionale, però, continua in ogni grado di scuola, a partire da quella materna. Vi sono fiabe, filastrocche, pubblicazioni, giochi e attività didattiche che circolano in numerose scuole materne ed elementari in esecuzione di un altro documento programmatico: lo Standard per l’Educazione Sessuale in Europa, predisposto dall’Ufficio Regionale per l’Europa dell’OMS, la cui diffusione in Italia è partita da fine ottobre 2013. Per averne un’idea: i bambini della prima fascia di età, da zero a quattro anni, devono essere iniziati alla “masturbazione infantile precoce”, alla “scoperta del proprio corpo e dei propri genitali”, e ad “acquisire consapevolezza dell’identità di genere” (da 0 a 4 anni!). Il tutto è mascherato da progetti educativi finalizzati alla “promozione delle differenze” e all’affrancamento dagli “stereotipi”.
Interventi recenti dei Papi sul gender

Papa Benedetto XVI

« … Non è una metafisica superata, se la Chiesa parla della natura dell’essere umano come uomo e donna e chiede che quest’ordine della creazione venga rispettato. Qui si tratta di fatto della fede nel Creatore e dell’ascolto del linguaggio della creazione, il cui disprezzo sarebbe un’autodistruzione dell’uomo e quindi una distruzione dell’opera stessa di Dio. Ciò che spesso viene espresso ed inteso con il termine “gender”, si risolve in definitiva nella auto-emancipazione dell’uomo dal creato e dal Creatore. L’uomo vuole farsi da solo e disporre sempre ed esclusivamente da solo ciò che lo riguarda. Ma in questo modo vive contro la verità, vive contro lo Spirito creatore. »

(22 dicembre 2008 – Discorso del Santo Padre Benedetto XVI alla Curia Romana)

« … la Chiesa ribadisce il suo grande sì alla dignità e bellezza del matrimonio come espressione di fedele e feconda alleanza tra uomo e donna, e il no a filosofie come quella del gender si motiva per il fatto che la reciprocità tra maschile e femminile è espressione della bellezza della natura voluta dal Creatore. »

(19 gennaio 2013 – Discorso alla plenaria del Pontificio Consiglio “Cor Unum”)

Papa Francesco

« … nel 1995, una Ministro dell’Istruzione Pubblica aveva chiesto un prestito forte per fare la costruzione di scuole per i poveri. Le hanno dato il prestito a condizione che nelle scuole ci fosse un libro per i bambini di un certo livello. Era un libro di scuola, un libro preparato bene didatticamente, dove si insegnava la teoria del gender. Questa donna aveva bisogno dei soldi del prestito, ma quella era la condizione. Furba, ha detto di sì e anche ha fatto fare un altro libro e ha dato i due (libri) e così è riuscita … Questa è la colonizzazione ideologica: entrano in un popolo con un’idea che niente ha da fare col popolo; sì, con gruppi del popolo, ma non col popolo, e colonizzano il popolo con un’idea che cambia o vuol cambiare una mentalità o una struttura. »

(19 gennaio 2015 – Conferenza stampa con i giornalisti durante il viaggio di ritorno dalle Filippine)

« … Poi ci sono le colonizzazioni ideologiche sulle famiglie, modalità e proposte che ci sono in Europa e vengono anche da Oltreoceano. Poi quello sbaglio della mente umana che è la teoria del gender, che crea tanta confusione. Così la famiglia è sotto attacco. »

(21 marzo 2015 – Visita pastorale a Pompei e a Napoli   – Incontro con i giovani   sul lungomare Caracciolo)

« … L’esperienza ce lo insegna: per conoscersi bene e crescere armonicamente l’essere umano ha bisogno della reciprocità tra uomo e donna … La cultura moderna e contemporanea ha aperto nuovi spazi, nuove libertà e nuove profondità per l’arricchimento della comprensione di questa differenza. Ma ha introdotto anche molti dubbi e molto scetticismo. Per esempio, io mi domando, se la cosiddetta teoria del gender non sia anche espressione di una frustrazione e di una rassegnazione, che mira a cancellare la differenza sessuale perché non sa più confrontarsi con essa. Sì, rischiamo di fare un passo indietro. La rimozione della differenza, infatti, è il problema, non la soluzione ».

(15 aprile 2015 – Udienza Generale in Piazza San Pietro di Papa Francesco)

« La complementarità  tra l’uomo e la donna, vertice della creazione divina, è oggi messa in discussione dalla cosiddetta ideologia di genere, in nome di una società più libera e più giusta. Le differenze tra uomo e donna non sono per la contrapposizione o la subordinazione, ma per la comunione e la generazione, sempre a “immagine e somiglianza” di Dio. Senza la reciproca dedizione, nessuno dei due può comprendere nemmeno se stesso in profondità »

(8 giugno 2015 – Discorso ai Vescovi di Porto Rico in visita “ad Limina Apostolorum”)

« … I nostri ragazzi, ragazzini, che incominciano a sentire queste idee strane, queste colonizzazioni ideologiche che avvelenano l’anima e la famiglia: si deve agire contro questo. Mi diceva, due settimane fa, una persona, un uomo molto cattolico, bravo, giovane, che i suoi ragazzini andavano in prima e seconda elementare e che la sera, lui e sua moglie tante volte dovevano “ricatechizzare” i bambini, i ragazzi, per quello che riportavano da alcuni professori della scuola o per quello che dicevano i libri che davano lì. Queste colonizzazioni ideologiche, che fanno tanto male e distruggono una società, un Paese, una famiglia … Il Signore vi ha scelti per amarvi e trasmettere la vita. Queste due cose sono la vocazione dei genitori … Diventare papà e mamma significa davvero realizzarsi pienamente, perché è diventare simili a Dio … L’essere genitori si fonda nella diversità di essere, come ricorda la Bibbia, maschio e femmina. Questa è la “prima” e più fondamentale differenza, costitutiva dell’essere umano. E’ una ricchezza. Le differenze sono ricchezze. C’è tanta gente che ha paura delle differenze, ma sono ricchezze. E questa differenza è la “prima” e la fondamentale differenza, costitutiva dell’essere umano …Questa sfida di portare avanti le differenze, questa sfida li arricchisce, li matura, li fa grandi e hanno gli occhi brillanti di gioia, di tanti  anni  vissuti  così  nell’amore.  Che  grande  ricchezza  è  questa  diversità,  una  diversità  che diventa complementarietà, ma anche reciprocità. E’ un nodo lì, l’uno all’altro. E questa reciprocità e complementarietà nella differenza è tanto importante per i figli. I figli maturano vedendo papà e mamma così; maturano la propria identità nel confronto con l’amore che hanno papà e mamma, nel confronto con questa differenza ».

(14 giugno 2015 – Discorso del Santo Padre Francesco all’apertura del convegno ecclesiale della diocesi di Roma)

Analisi culturale del fenomeno gender

Genesi del fenomeno

  • Negli anni Cinquanta si è imposta la posizione «costruttivista», ritenendo che il femminile non corrispondesse a qualità ontologiche, bensì a logiche storico-sociali tanto di subordinazione, quanto di produzione dell’identità sessuale e di genere. Questa nuova visione si rifaceva a Simone de Beauvoir che, nel Secondo Sesso, affermava: la donna, costretta nel suo ruolo dalla società patriarcale, «è stata e continua a essere complice dell’uomo nella  “condizione” di inferiorità in cui l’uomo l’ha collocata, rendendola suo “Altro costitutivo”», ossia funzionale al sistema maschilista. Ciò nonostante, la donna ha una predisposizione alla libertà radicale e universale, comune a ogni essere umano, sicché non potrà esserci una dedizione femminile all’altro se non come frutto consapevole di una scelta e di un’autodeterminazione radicale. Per dirla con le sue ormai celebri parole: «Donna non si nasce, lo si diventa. Nessun destino biologico, psichico, economico, definisce l’aspetto che riveste in seno alla società la femmina dell’uomo».
  • All’inizio degli anni ’70 l’eredità di Simone de Beauvoir è stata raccolta dal femminismo radicale statunitense — soprattutto di matrice lesbica —, con l’intento di emancipare la sessualità dai ruoli in cui la società patriarcale l’aveva collocata e riscattarla così secondo queste parole di Adrienne Rich, sostenitrice della politics location (politica del situarsi): «Siamo le stesse nella nostra corporalità femminile, ma il corpo non è pura natura (sex), bensì specialmente cultura, cioè punto di intersezione tra il biologico, il sociale, il simbolico (gender)».

La teoria del gender, quindi, è nata funzionale a tale movimento: se non c’è differenza sessuale, se non ci sono diversità fra gli esseri umani e tutti sono uguali, non ci sono ragioni per negare alle donne l’emancipazione. In pratica, invece di chiedere uguali diritti nella diversità si è voluto negare la diversità per fondare l’uguaglianza dei diritti. Dopo le donne, sono venuti gli omosessuali, che avevano il problema di una identità non valorizzata dalla società da cui liberarsi. E, attraverso il gender, ci sono riusciti.

La teoria gender può anche essere considerata come una ennesima versione delle utopie egualitarie che da oltre due secoli percorrono il panorama ideologico dell’occidente (uguaglianza di classi, di valori, di fedi religiose, di razze etc). Tutte queste ideologie non vedono che la differenza, di per sé, non si oppone all’eguaglianza, ma all’appiattimento, alla uniformità indistinta e all’identità forzata. Ma, negando la differenza sessuale, la teoria del gender, anche se si presenta solo come  un  allargamento delle identità sessuali ai fini di aumentare le possibilità di scelta individuale, trasforma in modo definitivo la cultura occidentale, cambiando completamente i tre nodi fondamentali di qualsiasi sistema antropologico: 1) l’idea di natura e di identità naturale, 2) il concetto di famiglia, 3) la procreazione.

La teoria gender nel contesto della rivoluzione culturale degli ultimi 25 anni

La “teoria gender” è solo uno dei tanti elementi che caratterizzano la “nuova etica globale” che ha invaso il mondo a partire dagli anni ’90, che è il frutto di una vera e propria “rivoluzione culturale” (che è avvenuta silenziosamente e non è stata percepita da nessuno). Queste le caratteristiche principali:

Un nuovo linguaggio

Esempi: globalizzazione umanizzante, cittadinanza globale, sviluppo sostenibile, buona governanza (governance), etica mondiale, diversità culturale, libertà culturale, dialogo fra civiltà, qualità della vita, educazione per tutti, educazione di qualità, educazione fra “pari”, educazione alla pace, scelta informata, consenso informato, “gender”, pari opportunità, principio di equità, emancipazione (delle donne, dei bambini), empowerment, omoparentalità, omofobia, orientamento sessuale, stili di vita, integrità corporea, aborto “senza  rischi”, accesso ai diritti, diritto alla scelta, diritti sessuali e riproduttivi, diritti delle donne, diritti dei bambini, diritti delle generazioni future, organizzazioni non-governative (ONG), società civile, partenariati, trasparenza, partecipazione della base, democrazia partecipativa, reti transnazionali, olismo, costruzione di consenso, facilitazione, approccio inclusivo, campagne di sensibilizzazione, chiarificazione dei valori, agenti di trasformazione sociale, parlamento dei giovani, responsabilità sociale delle imprese, commercio equo, sicurezza umana, principio di precauzione, prevenzione…

Il nuovo linguaggio globale tende ad escludere esplicitamente termini appartenenti alla tradizione giudaico-cristiana, quali:

verità, morale, coscienza, ragione, cuore, volontà, genitori, sposo, marito, moglie, madre, padre, figlio, figlia, verginità, castità, complementarietà, servizio, autorità, gerarchia, giustizia, legge, comandamento, dogma, fede, carità, speranza, sofferenza, peccato, amico, nemico, natura, rappresentanza democratica…

Da  semplici concetti a “parad igmi  globali”  normativi

I nuovi concetti si sono trasformati in paradigmi globali che segnano il passaggio della civiltà occidentale dalla modernità alla postmodernità, vale a dire:

dallo sviluppo come crescita allo sviluppo sostenibile; dal governo alla governanza; dalla democrazia rappresentativa alla democrazia partecipativa; dall’autorità all’autonomia e ai diritti dell’individuo; dalle gerarchie all’uguaglianza; dagli sposi ai partners; dalla felicità alla qualità della vita; dal dato al costruito; dalla famiglia alla famiglia sotto tutte le sue forme; dai genitori ai riproduttori; dalla conoscenza alle competenze; dalla crescita all’equilibrio; dalla vita umana alla vita sotto tutte le sue forme; dai bisogni materiali oggettivi e misurabili all’approccio arbitrario dei diritti; dalla carità ai diritti; dalla sofferenza con dignità al diritto di morire; dall’identità culturale alla diversità culturale; dalla sicurezza internazionale alla sicurezza umana; dall’approccio settoriale all’approccio olistico; dal voto alla maggioranza al consenso; dal dogma alla libertà di interpretazione; dall’internazionale al globale; dai valori universali all’etica globale e via di seguito.

“Principi dinamici” che influenzano tutti i settori della vita

Le nuove norme hanno già portato a trasformazioni concrete e irreversibili in tutti i settori della vita sociale e politica: nuove leggi, radicali cambiamenti di mentalità e di stili di vita, codici di comportamento per le istituzioni e per le imprese, trasformazione dei contenuti dei manuali e dei curricula scolari, nuove norme e metodiche decisionali in politica, nelle cure sanitarie e nei sistemi educativi, nuove priorità strategiche per la cooperazione internazionale,  un approccio radicalmente nuovo allo sviluppo, una trasformazione fondamentale dei principi e dei meccanismi della democrazia, un nuovo ethos sociale che va imponendosi a noi tutti.

Una cultura onnipresente

Le nuove norme imbevono la cultura delle organizzazioni internazionali, sopranazionali e locali, la cultura dei governi e dei ministeri, la cultura dei partiti politici (siano essi di sinistra o di destra) e delle autorità locali, la cultura delle imprese, la cultura dei sistemi educativi e sanitari, la cultura dei media, la cultura di innumerevoli reti di ONG e di governanza transnazionale. Allo stesso modo, il nuovo linguaggio è penetrato anche nelle grandi religioni – e anche un buon numero di ONG e organizzazioni caritative cristiane non hanno resistito alla sua attrazione, senza preoccuparsi sempre delle possibili conseguenze per la fede di un tale allineamento.

Nonostante l’apparenza (ingannevole), non è una cultura “neutra”!

Ovunque nel mondo, società e nazioni vivono ormai in un contesto culturale retto da valori quali la “sostenibilità”, il “consenso”, la “libera scelta”, l’“uguaglianza dei sessi”, la “diversità”, l’“olismo”, la “partecipazione della base” etc. Bene o male, se ne sia o meno coscienti, la cultura mondiale ci educa tutti. Il contenuto di questa cultura, esteriormente seducente, che tanto sembra corrispondere allo spirito del tempo, non è esplicito ed evidente, ma non è affatto neutro!

L’ambivalenza dei valori permette di promuovere (in modo nascosto) programmi radicali

L’ambivalenza non è, come troppo spesso si tende a credere, sinonimo di tolleranza e di scelta. L’ambivalenza costituisce un processo di decostruzione della realtà e della verità che porta all’esercizio arbitrario del potere e all’intolleranza – all’imposizione di programmi da parte di minoranze manipolatrici alle maggioranze incoscienti.

Un sistema unico che pretende di essere accettato integralmente

I nuovi concetti sono interattivi, interdipendenti, inseparabili. Si rinforzano mutuamente. Appartengono ad un sistema, ad un tutto nel quale tutto è in tutto. Esempio: la “buona governanza”, implica la “costruzione di consenso” e la “partecipazione della base” (cioè le ONG), che implicano lo “sviluppo sostenibile”, che, a sua volta, passa attraverso “l’uguaglianza dei sessi”, che a sua volta implica “l’accesso globale alla salute riproduttiva”, che a sua volta si fonda sul “diritto di scelta”, di cui l’aborto “senza rischi” è la condizione primaria.

Una tirannia non (ancora) giuridica ma culturale

Nell’insieme, le nuove norme non sono ancora ufficialmente entrate nel diritto internazionale e ancora non vincolano giuridicamente i vari stati. Ma la nuova tirannia viene esercitata in altro modo. Non sono solamente né primariamente gli stati che vi sono “legati”, quanto, prima di tutto, le mentalità e i comportamenti all’interno delle culture del mondo intero.

Tutti hanno aderito alla nuova etica!

La nuova etica, in pratica, già governa le nazioni del mondo. Tutti gli attori sociali e politici influenti, ovunque nel mondo, non solamente non hanno opposto resistenza, bensì hanno internalizzato e si sono appropriati dei nuovi paradigmi. L’allineamento è stato generalizzato.

Una  rivoluzione “silenziosa”

La rivoluzione culturale mondiale è passata largamente inosservata. Non si è nemmeno verificato, in nessun paese del mondo, un dibattito democratico aperto e continuativo sul contenuto dei nuovi concetti. Nessuna posizione o resistenza organizzata si è a tutt’oggi manifestata. Tutto si è svolto senza rumore, per via consensuale, di facilitazione, attraverso campagne di sensibilizzazione e di coscientizzazione.

I gruppi di pressione che promuovo la nuova cultura aggirando gli stati nazionali

La rivoluzione si è prodotta al di sopra (all’ONU)  e al di sotto (sul piano di ciò che viene denominato “movimento della società civile”) del livello nazionale. I veri “proprietari” della nuova etica non sono i governi e i cittadini che essi rappresentano, bensì i gruppi di pressione che perseguono interessi particolari che si sono impadroniti silenziosamente del potere normativo mondiale.

Un  “cancro” che corrompe dall’interno senza cambiare le istituzioni

Avendo aggirato i principi democratici, la rivoluzione non ha sconvolto le strutture esterne delle istituzioni politiche.  I radicali  cambiamenti di mentalità e di comportamento si sono prodotti all’interno delle istituzioni, all’interno delle famiglie, delle scuole, degli ospedali, delle aziende, dei ministeri, dei governi, delle culture, delle organizzazioni religiose – della Chiesa. Ciò spiega come ancora il pericolo non sia stato identificato dalla maggioranza delle persone.

Cronistoria della rivoluzione culturale

Come è avvenuta la rivoluzione culturale? La congiuntura storica che si è verificata in seguito alla caduta del muro di Berlino ha facilitato la presa del potere normativo mondiale da parte delle minoranza attive nel seno delle organizzazioni internazionali e, in particolare, dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, l’ONU. Queste minoranze (tutte persone imbevute di una mentalità relativista, nichilista, post-sessantottina), una volta assunti ruoli direttivi nell’ONU, hanno poi imposto a tutti la  loro  visione  del  mondo  dando  avvio  a  una rivoluzione  culturale  globale.  Questi  i  passaggi principali:

  • 1989: fine della guerra fredda e nuove aspirazioni dell’umanità (riconciliazione tra i popoli, partecipazione della base nelle decisioni, integrazione cosciente delle questioni umane e ambientali nelle politiche, sussidiarietà, giustizia, dialogo autentico fra le culture e le religioni, reciproco rispetto)
  • Anni ’90: la globalizzazione si diffonde a livello planetario
  • L’ONU si propone (e si impone) come “autorità morale universale”
  • L’ONU si fa portavoce di una nuova etica globale che renda “etica e umana” la globalizzazione.
  • L’ONU crea  un  consenso  mondiale  attorno  alla  sua  “nuova  etica”  con  9  conferenze mondiali (1990-1996): educazione (Jomtien, 1990); infanzia (New York, 1990); ambiente (Rio, 1992); diritti umani  (Vienna, 1993); popolazione (Il  Cairo, 1994); sviluppo sociale (Copenhagen, 1995); donne (Pechino, 1995); habitat (Istanbul, 1996); sicurezza alimentare (Roma, 1996).
  • Dal 1996 ad oggi: l’ONU applica i principi elaborati nelle 9 conferenze, emanando documenti programmatici e assicurando finanziamenti a chi li applica.

Alcune “storture” della rivoluzione culturale

  • “Consenso mondiale” o imposizione di una élite ideologica di “esperti”?
  • 1989. Fine delle utopie politiche: solo le “questioni pragmatiche neutre” contano! (Degrado ambientale, disuguaglianza fra i sessi, crescita demografica, violazione dei diritti umani, crescita della povertà, mancanza di accesso alle cure etc).
  • La scienza e la tecnica, che pretendono di poter risolvere tutte le “questioni pragmatiche”, sono davvero “neutre”? Chi orienta, influenza e dirige le agenzie dell’ONU?
  • La collaborazione fra attori governativi e non governativi  (principio  di  partenariato) favorisce veramente la democrazia?
  • I nuovi standards politici sono dettati dai governi legittimi o da gruppi di interesse?
  • I  cittadini del mondo sono coinvolti nel “consenso globale” o lo subiscono come una dittatura?

Radici culturali: post-modernità e radicalismo

La post-modernità

La rivoluzione culturale ha trovato il suo equilibrio nella postmodernità. La postmodernità primariamente destabilizza o decostruisce la modernità – vale a dire la sintesi culturale che ha prevalso in Occidente a partire dai trattati di Westfalia (1648). La postmodernità, da un certo punto di vista, presenta un carattere provvidenziale in quanto ha contestato gli abusi della modernità quali il razionalismo, l’istituzionalismo, il formalismo, l’autoritarismo, il marxismo e il pessimismo liberale. Tuttavia, nei suoi aspetti radicali, essa spinge ancora più lontano della modernità l’apostasia occidentale.

Una  “nuova teologia”  alla  base  della “nuova  etica”

La trascendenza di Dio è stata relegata “all’altra riva”, consegnando l’immanenza all’uomo: Dio non ha niente a che fare con la vita dell’uomo, con la realtà concreta, l'”immanente”, se mai qualcuno vuole ancora parlare di Dio, può farlo ma solo in un ambito privato e “spirituale”, “ultraterreno”, che non incide sulla realtà concreta dell’esistenza.

Dal XVIII sec. in poi è stata progressivamente decostruita l’identità più profonda della persona in varie tappe: 1) Deismo = fine del Padre celeste; 2) Freud = morte del padre; 3) femminismo = morte della madre; 4) rivoluzione sessuale = morte dello sposo/sposa (al suo posto i “partner”, multipli e temporanei). Il deserto sociale creato dalla scomparsa di padre, madre, sposo, figlio, figlia, (cioè della famiglia), è stato colmato, a partire dagli anni ’60, dagli “ingegneri sociali” (soprattutto francesi e americani) che hanno avviato un progetto di ricostruzione della società su base secolarista (la “civilizzazione non repressiva” di Marcuse) nel quale uno degli imperativi è che tutte le “scelte” siano trattate ugualmente (aborto, eutanasia, gender, etc.).

Primo postulato della post-modernità: la realtà non ha un contenuto oggettivo, tutto è costruzione sociale e interpretabile in vario modo

Una verità e una realtà, di fatto, in sé, non esistono. Se dunque il “dato” non esiste, allora le norme e le strutture sociali, politiche, giuridiche, spirituali possono venire decostruite e ricostruite a piacere, secondo le trasformazioni socioculturali del momento e la scelta dell’individuo. L’etica globale postmoderna celebra le differenze, la diversità delle scelte, la diversità culturale, la libertà culturale, la diversità sessuale (differenti orientamenti sessuali). Questa “celebrazione” è in realtà quella della “liberazione” dell’uomo e della donna rispetto alle condizioni esistenziali nelle quali Dio li ha situati: è la distruzione della comprensione razionale e teologale dell’uomo e dell’universo.

Secondo postulato della post-modernità: la liberazione da qualsiasi quadro normativo

L’individuo, per poter esercitare il suo diritto di scelta, deve potersi “liberare” di qualsiasi sistema di norme –  sia esso semantico (definizioni chiare), ontologico (l’essere, il dato), politico (la sovranità dello stato, l’autorità morale del governo), morale (le norme trascendenti), sociale (i tabù, i divieti), culturale (le tradizioni) o religioso (l’insegnamento delle religioni, la dottrina della Chiesa). Tale pretesa “liberazione” diventa un imperativo della nuova etica post-moderna.

Differenza fra la “nuova etica” e la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo

Quando, nel 1948, è stata adottata la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, la cultura occidentale  ancora  riconosceva  l’esistenza  di  un  ordine “dato” all’universo. I diritti umani dovevano allora essere semplicemente riconosciuti, dichiarati, non fabbricati ex nihilo, in quanto inerenti alla natura umana. L’universalità dei diritti possedeva una dimensione trascendente e, di conseguenza, delle implicazioni morali. La nuova etica globale non ammette invece nessuna “legge naturale”, nessun riferimento trascendente, nessun “ordine” che precede le scelte arbitrarie dell’uomo (cosa che tutti i padri della Dichiarazione del ‘48 davano per scontata).

L’unico “principio universale” rimasto è il “diritto di scelta”

La postmodernità rivendica il diritto di esercitare la propria libertà individuale contro la legge naturale, contro le tradizioni e contro la rivelazione divina. Essa rifonda lo stato detto “di diritto” e la democrazia sul diritto di scelta, nel quale include il diritto di compiere scelte anche intrinsecamente cattive: aborto, omosessualità, “libero amore”, eutanasia, suicidio assistito, rifiuto  di ogni forma di autorità o di legittima gerarchia, “tolleranza” obbligatoria di tutte le opinioni, spirito di disubbidienza che si esprime in forme tanto numerose quanto varie.

Principio metodologico adottato: evitare ogni definizione chiara per permettere ai paradigmi post-moderni di adattarsi ad ogni “scelta” individuale

Gli esperti che hanno forgiato i concetti tipici del nuovo linguaggio hanno esplicitamente rifiutato di definirli chiaramente, adducendo l’argomento che definirli significherebbe limitare la possibilità di scegliere l’interpretazione che si vuole loro attribuire e ciò verrebbe a contraddire la regola del diritto di scelta. Di conseguenza, i paradigmi postmoderni non si collegano ad un significato stabile e univoco: essi costituiscono, per così dire, degli spazi di interpretazione, dei processi di perpetuo cambiamento, che si espandono indefinitamente nella misura che i valori della società vanno trasformandosi ed emergono nuove possibilità di scelta, che a loro volta ampliano e modificano l’interpretazione dei nuovi paradigmi. Gli ingegneri sociali li definiscono “olistici” in quanto sarebbero inclusivi di “tutte” le scelte possibili.

Decostruzione antropologica della persona umana

Secondo l’etica postmoderna l’individuo è il “libero” creatore del suo destino e di un nuovo ordine sociale. Egli può scegliere di essere omosessuale oggi e bisessuale domani (orientamento sessuale). I bambini possono scegliere la propria opinione, indipendentemente dai valori che ricevono dai loro genitori (diritti dei bambini). Gli allievi e gli studenti scelgono il loro proprio curriculum a scuola e all’università, si educano l’un l’altro (educazione fra pari), e gli insegnanti e i professori diventano dei semplici “facilitatori”. Il contenuto dell’educazione non comporta più delle conoscenze stabili e oggettive, ma diviene un mezzo per acquisire “competenze per vivere bene”, delle tecniche per rivendicare i propri diritti, proteggersi dalle malattie e godere del maggior grado di benessere. I gruppi di donne “chiarificano” la dottrina della Chiesa e la democratizzano (chiarificazione dei valori, democrazia partecipativa). La lobby dell’eutanasia si fa accanito difensore della “dignità umana”. Siamo tutti cittadini eguali che godono di eguali diritti, legati gli uni agli altri da relazioni contrattuali prive di amore. Ciò che l’etica globale innanzitutto decostruisce è la struttura antropologica della persona umana.

La nuova gerarchia di valori dell’etica post-moderna

L’etica globale pone il piacere al di sopra dell’amore, la salute e il benessere al di sopra della sacralità della vita, la partecipazione alla buona governanza dei gruppi radicali al di sopra della rappresentanza democratica, i diritti delle donne al di sopra della maternità, l’autonomia dell’individuo egoista al di sopra di ogni forma di autorità legittima, l’etica al di sopra della morale, il diritto di scelta al di sopra della legge eterna inscritta nel cuore dell’uomo, la democrazia e l’umanesimo al di sopra della rivelazione divina – in  sostanza, l’immanenza al di sopra della trascendenza, l’uomo al di sopra di Dio, il “mondo” al di sopra del “cielo”.

Un  nemico  “invisibile”

In passato, ciò che l’Occidente chiamava «nemico» (come, per esempio, il marxismo-leninismo, le dittature sanguinarie) era chiaramente identificabile. Nella civiltà postmoderna, il nemico è inafferrabile, nascosto, interno alle istituzioni, “amichevole”, diffuso, incoerente, decentralizzato, silenzioso, invisibile, globale. Le sue strategie sono dolci e sottili, operanti dalla base, culturali, informali. Il loro risultato finale è la decostruzione dell’uomo e della natura e la diffusione culturale dell’apostasia nel mondo, in particolare nei paesi in via di sviluppo.

Una cultura da evangelizzare

Tuttavia, come i sistemi ideologici precedenti, anche l’etica globale finirà per autodistruggersi. Minata da contraddizioni interne, non è duratura e crollerà. La civiltà mondiale emergente non necessariamente, però, sarà in grado di ritornare da sé al buon senso ai valori tradizionali: la nuova cultura deve essere evangelizzata. La nuova civiltà mondiale è chiamata ad esser quella dell’amore. La nuova cultura globale postmoderna è la cultura che la Chiesa è chiamata a evangelizzare.

Alcune strategie adottate dagli ideologi del gender
  1. Presentare progetti con finalità unanimemente condivise per veicolare il gender
    Il gender è associato, per esempio, ai programmi di lotta contro lo stupro o la mutilazione, o a quelli che mirano a garantire alle donne maggiore accesso alla terra, all’educazione, alle cure mediche, all’eredità, allo sviluppo socioeconomico. Ma l’analisi dimostra che il gender è un processo rivoluzionario centripeto: il nucleo duro attira verso di sé i componenti dei diversi cerchi, li lega alla sua ideologia in proporzione alla loro distanza dal centro e assicura l’unità ideologica dell’insieme. I progetti esteriormente più accettabili finiscono per essere essi stessi contaminati dall’antropologia laicista, individualista ed edonista del centro.
  2. Usare categorie sociali fragili come “scudi umani”
    Consiste nel mettere davanti al reale obiettivo da raggiungere – l’omosessualità e la cosiddetta “identità di genere” (il sesso a cui appartenere lo scegli tu) – la vittima del bullismo, la donna, l’handicappato, la ragazza madre, il migrante, il disoccupato, il bambino nato dalla provetta e quello che cresce con un solo genitore perché papà e mamma sono divorziati, l’anziano, la persona di colore, il diversamente religioso etc.: in tal modo i media, la gente comune, le istituzioni, la chiesa non  potranno sparare contro l’omosessualità e la teoria del genere appunto  perché protetta da altri soggetti “fragili”. Se provi dunque ad attaccare questi due soggetti per forza di cose colpirai gli altri.
  3. Far presentare proposte di legge da singoli parlamentari (di basso profilo) per maschere tutto un “programma” che c’è dietro (appoggiato da un gruppo più ampio)
    Le più grandi battaglie per imporre questa ideologia avvengono nei più influenti luoghi decisionali del nostro pianeta, come le istituzioni politiche, primi ambienti dove l’ideologia viene proposta per essere divulgata tramite l’emanazione di nuove leggi. La strategia consiste nel mandare avanti un esponente politico poco conosciuto, per attribuirgli la quasi totale responsabilità della proposta di legge ideologica. Le varie proposte vengono emanate da singoli esponenti del Parlamento Europeo, facendo risultare all’opinione pubblica che si tratta di una iniziativa o della volontà di un singolo, quando in realtà è una legge che trova l’approvazione di tutti i componenti di quel partito politico che appoggiano quella mozione.
  4. Creare una nuova mentalità partendo dai bambini (più influenzabili degli adulti)
    Chi manovra i fili della diffusione del gender sa benissimo che è molto difficile trapiantare la cultura dei gender in un uomo e una donna adulta che hanno alle spalle una lunga esperienza di identità sessuale coerente con il proprio genere umano. Per questa ragione, questi “registi” puntano a cambiare le nuove generazioni a partire dai bambini. E per farlo hanno pensato di ricorrere anche alla carta stampata. Le immagini e i concetti contenuti in molti libri scolastici sono davvero inequivocabili: bambini circondati da due uomini o due donne, bambini vestiti da bambine e bambini travestite da maschietti e via dicendo. Il pericolo di questi testi è di far passare concetti disordinati come un qualcosa di normale. Stravolgere l’ordine della natura, attraverso le immagini e le parole è l’ultima frontiera dell’imperialismo di un certo modo di concepire l’origine e il fine vita.
Esortazione finale

Dall’udienza generale di Papa Francesco in Piazza San Pietro del 20 maggio 2015:

« … ci soffermeremo a riflettere su una caratteristica essenziale della famiglia, ossia la sua naturale vocazione a educare i figli perché crescano nella responsabilità di sé e degli altri … Ma, soprattutto, la domanda: come educare? … Intellettuali “critici” di ogni genere hanno zittito i genitori in mille modi, per difendere le giovani generazioni dai danni – veri o presunti – dell’educazione familiare … si è aperta una frattura tra famiglia e società, tra famiglia e scuola, il patto educativo oggi si è rotto; e così, l’alleanza educativa della società con la famiglia è entrata in crisi perché è stata minata la fiducia reciproca … si sono moltiplicati i cosiddetti “esperti”, che hanno occupato il ruolo dei genitori anche negli aspetti più intimi dell’educazione. Sulla vita affettiva, sulla personalità e lo sviluppo, sui diritti e sui doveri, gli “esperti” sanno tutto: obiettivi, motivazioni, tecniche. E i genitori devono solo ascoltare, impararee adeguarsi … Tendono  ad  affidarli  sempre più  agli “esperti”, anche per gli aspetti più delicati e personali della loro vita, mettendosi nell’angolo da soli; e così i genitori oggi corrono il rischio di autoescludersi dalla vita dei loro figli. E questo è gravissimo! … Pertanto i genitori non devono autoescludersi dall’educazione dei figli … La vita non si fa in laboratorio, si fa nella realtà … Se l’educazione familiare ritrova la fierezza del suo protagonismo, molte cose cambieranno in meglio, per i genitori incerti e per i figli delusi. E’ ora che i padri e le madri ritornino dal loro esilio – perché si sono autoesiliati dall’educazione dei figli, e riassumano pienamente il loro ruolo educativo ».