Nonni in video chiamata

CONVERSAZIONE ON LINE SENZA APERICENA 8 GIUGNO 2020

2020 Incontri

Introduzione di Peppino Zola
Introduzione di Peppino Zola

Il motivo dell’argomento del lavoro di oggi è questo: in questo periodo di Coronavirus, sulla famiglia si è retto l’intero paese, e la famiglia ha svolto in silenzio questo compito, tutti l’hanno constatato ma poi si è parlato d’altro e non di questo soggetto che ha retto il paese. Come Associazione oggi affrontiamo il tema della famiglia in coerenza con il sottotitolo del nostro nome che è Famiglia e Società.

In particolare abbiamo proposto tre domande

  1. Come noi personalmente abbiamo vissuto l’esperienza di essere noi stessi questo sostegno?
  2. Quale riflesso sociale, culturale e politico può aver la nostra esperienza? Ci siamo resi conto di questa dimensione
  3. Quali ci sembrano i punti più urgenti per i quali impegnarci?

Ricordo che nel frattempo la nostra Associazione si è impegnata nella battaglia per l scuola paritaria, nella piena consapevolezza del diritto della famiglia ad educare. Poi, e ringrazio De Carli per il documento che ha steso, abbiamo preso posizione circa la legge sull’omofobia. Il nesso di questa con la famiglia può non essere così evidente, ma è chiaro che il sottofondo di questa proposta, lanciata in un momento in cui i problemi sono altri, è la volontà di cambiare la concezione della famiglia

Francesco Botturi
Francesco Botturi

In questo periodo l’esperienza di famiglia è stata forte. Tutti abbiamo sentito la difficoltà dei rapporti a forzata distanza oppure a eccessiva vicinanza; in ogni caso la situazione ha reso più evidente che ciò che regge è la rete dei rapporti significativi.
Ma in proposito vorrei evidenziare qualcosa che riguarda più ampiamente il vivere sociale. Sono stato colpito dal fatto che, nel contesto della prova collettiva, si è manifestata una positività umana e morale nel nostro popolo in una misura inconsueta. Il nostro Paese è capace di grande umanità (generosità, cooperazione, sacrificio, anche disciplina) e ciò si è amplificato nel diffuso riconoscimento giustamente ricevuto. D’altra parte – e questo è parte del fenomeno e del suo fare problema − presto il buono è stato riassorbito nello spettacolo della comunicazione e ed è stato usato nella retorica del gioco politico; e così il meglio, ancora una volta, si è ritirato nell’ombra o è stato occultato e l’italianità è tornata a livello dell’artificio del festival di San Remo: vogliamoci bene, c’è posto per tutto e per il suo contrario (purché la regia resti saldamente in mano agli impresari del “paese dei balocchi”).
Ma, tornando al meglio, la prima reazione collettiva di fronte all’emergenza è avvenuta all’insegna di un sorprendente senso di appartenenza e di solidarietà. Si è avvertito l’impegno della società, si è percepita la responsabilità dello Stato, soprattutto si è sentita pulsare la comunità nazionale a cui d’istinto si attribuisce il valore di un’appartenenza motivante. Non è poco; come se l’evidenza dell’essere-con riemergesse dal fondo oscuro di un individualismo tanto irreale quanto diffuso e propagandato. Non è lo Stato che ci tiene insieme, non è la separazione individuale che ci basta; né il gioco tra questi due poli astratti genera qualcosa. Istituzione pubblica e individualità separata non danno motivazione al vivere insieme, e nemmeno a se stesse.
Eppure famiglia, comunità, nazione sono state tra le parole più maltrattate e attaccate da decenni. La globalizzazione, a sua volta, ha incentivato uno stile individualista: una situazione planetaria ben suddivisa tra un globo tecno-finanziario pubblico e biografie private e frammentate è un’ideale condizione di governo. Un globo tecnocratico, fatto di poteri forti e procedure efficienti, sembra avere la meglio sul “mondo della vita”, con una potente riduzione dello spessore dei legami vissuti, delle esperienze condivise, delle comunanze partecipate, della vitalità sociale. Questa situazione pone un problema culturale di grandi dimensioni
Ma, come ha scritto S. Weil con la consueta profondità, “avere radici è forse il più importante e il meno riconosciuto bisogno dell’anima umana. […] Un essere umano ha radici in virtù della sua reale, attiva e spontanea partecipazione alla vita di una comunità che preserva nella sua forma di vita certi tesori particolari del passato e certe particolari aspettative per il futuro” (Bisogno di radici, 1952). Anche se in un mondo frammentato e fragile è facile fraintendere la comunità come forma di rifugio, introverso o aggressivo, la comunità autentica non è mai fine a se stessa né è aggressiva verso ciò che le è esterno. Piuttosto la comunità proprio nella sua particolarità è sempre portatrice di qualcosa di universale e accomunante, proprio come avviene nelle tante realtà che vanno dalla famiglia alla nazione.
La nazione ha nella sua etimologia la memoria del suo valore: luogo di nascita dell’umano storico e sociale, a cui fornisce radici e propone identità e motivazioni. Bisogna riscoprire il fondo nazionale del sociale, premessa dell’autentico patriottismo (come lo definiva anche Giovanni Paolo II). Una società organizzata ha come presupposto della sua coesione il radicamento in un vissuto stratificato fatto di terra, legami etnici, lingua o lingue, di inclinazioni morali, tradizioni religiose, forme culturali, ecc. Solo così lo Stato trova la sua giusta collocazione, sovvertendo il modello statocentrico moderno (di cui il nazionalismo è solo una variante, come “nazionalità di Stato” in cui la nazione è ridotta a servizio del potere e del prestigio statale; v. nella storia italiana il fascismo come apice della trasformazione del patriottismo in nazionalismo). Per questo relazione fiduciale nazionale, efficienza sociale, giustizia istituzionale sono fattori in un rapporto circolare tra loro, indispensabili all’esistenza sana di un’entità politica. Anche il problema europeo, sempre più acuto, ha qualcosa a che fare con tutto questo.
Senza un risveglio della società nazionale e civile, la convivenza è sempre più a rischio di coesione (non bastano gli incentivi del benessere), di motivazione (non bastano i diritti formali), di umanizzazione (non bastano discorsi su nuovi umanesimi). Una volta che un deserto antropologico avesse inghiottito famiglia, comunità, nazione, come si penserebbe di affrontare il problema delle “risorse umane” necessarie a sostenere l’impatto davvero epocale con le gravi emergenze che ci aspettano, con le grandi trasformazioni che si impongono, con le decisive innovazioni di cui dovremo essere capaci?
Come avviene a tanti livelli del nostro Paese, ciò che sarebbe più necessario, ciò che andrebbe più apprezzato e promosso per il bene del Paese stesso (senso religioso, senso della libertà, senso educativo, senso delle appartenenze fondamentali: famigliare, comunitaria, nazionale) e a cui la gente è in realtà sensibile e molto più lo sarebbe, è invece marginalizzato e trascurato, quando non avversato, a favore di logiche di potere, ora palesi, ora occulte. Per questo si pone – come dicevo − una grande e drammatica questione culturale (e religiosa, sociale, politica) entro cui ci si trova a vivere ed entro cui è difficile tracciare sentieri efficaci

Giovanna Rossi
Giovanna Rossi

Sono tornata da Houston il 5 marzo e subito ho dovuto chiudermi in casa. Solitudine tremenda, isolamento. Ma dalla condivisione con i miei figli è emersa una possibilità di passaggio tra generazioni che non avevo mai provato.
Questo è potuto avvenire in quanto mio figlio Pietro che vive a Roma con la famiglia (Stefania e cinque figli) mi ha immediatamente collegato con la comunità di Don Sergio Ghio a Roma.
Ho condiviso Rosari e incontri. Ho provato una comunione decisiva e possibile con i figli grandi e con i nipoti. Non è facile. I miei figli si sono presi cura di me: è una esperienza inedita da cui ho imparato la riconoscenza.

Elisa Botturi
Elisa Botturi

Per me soprattutto nelle prime settimane della pandemia la sensazione dominante è stata, per dirla con un’immagine concreta, che il muro della morte si fosse di colpo avvicinato a breve distanza. Prima si sapeva che c’era, ma era molto lontano, sullo sfondo della vita.
Da parte dei nostri figli, nuore e nipoti c’è stata una grande vicinanza tramite videochiamate, telefonate, WhatsApp, come per molti di noi, credo dovuta al timore almeno iniziale che i loro anziani potessero andarsene velocemente.
Questa vicinanza è stata affettuosamente ricambiata da parte nostra, per condividere e sostenere la fatica e l’impegno che le giovani famiglie si sono trovate ad affrontare di colpo per la gestione della casa, la spesa frequente, la cura dei figli in età scolare per i loro collegamenti e la cura altrettanto impegnativa dei più piccoli, senza l’aiuto che normalmente i nonni volentieri davano da tempo. Una rinnovata condivisone e sostegno per quanto in modalità nuove, a distanza!
L’insegnamento più grande che questi mesi mi hanno lasciato è l’importanza della consistenza personale: ognuno regge per quanto di certo e di vero crede e vive, che è anche da chiedere nella preghiera e imparare nell’amicizia.
Gli scambi più frequenti tramite la tecnologia con i nipoti più grandi hanno offerto l’occasione impensata di scambi di letture, commenti e giudizi sulla realtà. E’ stata un’apertura di orizzonte per loro e per noi nonni.
Fonte di preoccupazione grave è la situazione del nostro Paese dal pdv socio-politico, come abbiamo sotto gli occhi.
A me sembra che il punto di ripresa è la persona dentro un popolo che ancora esiste, per grazia di Dio.
Di questo popolo buono, per quanto fragile a volte o non educato, mi sono state testimoni anche persone non praticanti o non abitualmente frequentate, come conoscenti o vicini di casa, che si sono trovati nel cuore e nella mente le grandi domande della vita, e hanno ricercato ed espresso una solidarietà e umiltà impensate fino a poco tempo prima.

Innocenza Laguri
Innocenza Laguri

Questo periodo è stato per me anche segnato dalla fatica, penso alle ripercussioni lavorative sui miei figli, uno disoccupato e bloccato nella ricerca, l’altro in cassa integrazione, oltre alla lontananza ancora attuale dal nipotino che vive in Svizzera. A maggior ragione, se abbiamo la capacità di far memoria e testimonianza delle esperienze positive vissute, questo può essere il primo modo di lavorare per una maggior consapevolezza del valore della famiglia.
Una seconda modalità per una maggior consapevolezza è continuare a tessere sinergie con altre realtà, abbiamo fatto qualche passo sia sul sito col link “le iniziative degli altri”, sia con il lavoro con le Associazioni riunite nelle Reti generative, sia con la partecipazione al Convegno del Movimento Terza età, sia con i contatti e la partecipazione a Radio Maria. Piccole cose, per di più interrotte dal corona, ma da riprendere. Giovanna aggiungerà il lavoro con l’organizzazione internazionale.
C’è poi, terza cosa,  a mio parere,  un collegamento  da attuare  con persone che, per il loro lavoro e la loro statura,  possono farci da maestri, penso al lavoro di Zamagni, e alla sua riflessione  per individuare categorie che permettano di far  uscire dal privato-nascosto   la produttività della famiglia, in tutte le sue valenze,  che hanno come denominatore la solidarietà, affinché possa far parte di un vero e proprio discorso economico , di una concezione di  sussidiarietà e di  Welfare adeguato

Paolo De Carli

Paolo De Carli

E’ stato un tempo di svolta epocale e ora occorre una ricostruzione. C’è stata una frantumazione di ciò che era già debole, io ho colto l’importanza della comunione lo dico in termini cristiani ma posso anche parlare di condivisione, ho presente l’esperienza nel nostro condominio con la partecipazione di persone diverse. Abbiamo fatto tre momenti di preghiera dai balconi tre rosari, per dire che c’è questo bisogno che ho indicato. C’è poi da pensare a cosa vorrà dire questo periodo in cui l’individualismo comunque avanza in cui però ci sono i segnali che ho indicato, e tra questi anche l’uso del Web che va incrementato, perché serve al mondo cattolico, serve alla comunione per esempio dove sono  in parrocchia ho detto che è impossibile non avere indirizzi web dei parrocchiani  In sintesi occorre pensare a questi mutamenti storici dentro i quali dobbiamo rinforzare la comunione.

Alberto Teatini
Alberto Teatini

Oltre a tutte le valenze che occorre far capire, per costituire un popolo che faccia fronte al clima contrario alla famiglia, c’è anche la richiesta di aiuti alla famiglia alla luce delle prospettive che altrimenti ci attendono e che, per esempio, Cagnola nel recente incontro di Esserci ha mostrato.
Ci sono fatti reali che si prospettano nel futuro e su cui si possono trovare convergenze con altri e con dei politici che non mirino solo al consenso.

Lalla Succi
Lalla Succi

Determinante per la società il ruolo della famiglia. Grazie a Pigi Ramorino io e mio marito siamo intervenuti nel programma Agorà in TV per fare testimonianza di cosa sono i nonni: è importante essere presenti sui mezzi di comunicazione sia privati che pubblici. In soli cinque minuti abbiamo avuto lo spazio per raccontare cosa è la famiglia cosa ha vissuto in un periodo drammatico ma costruttivo. Abbiamo raccontato come vivevano i figli che lavoravano ed erano in giro e i nipoti che non riesci a vedere ma con cui sei in contatto via zoom o in altro modo. Attraverso i contatti che ha il Pigi sarebbe bello parlare dell’Associazione Nonni anche se in questa occasione, dice Lalla, non c’è stato il tempo, si è potuto solo accennare alla bella esperienza di aver potuto sentire di essere voluti bene dai figli e nipoti che, ad esempio, hanno festeggiato le ricorrenza dei nonni mandando a casa i pranzi.
Abbiamo avuto la grazia dell’esposizione del S.S. Sacramento e di poter andare tutti i giorni nella Chiesa vicina dove ogni giorno c’era un’alternanza di cinque persone per volta davanti al Santissimo. La sera collegamento con i figli e nipoti a Torino dove frequentano la Parrocchia di Santa Giulia in cui sono presenti i sacerdoti della Fraternità San Carlo. Tutte le sere i sacerdoti recitavano il Rosario in collegamento anche con 500 famiglie presenti anche i bambini. C’erano canti e giochi, ha partecipato anche il Vescovo.
Poi c’erano i collegamenti con le suore della carità di Roma, le suore di Vitorchiano, Camisasca. Questi appuntamenti riempivano la vita.

Sintesi di Peppino Zola
Sintesi di Peppino Zola

Come spesso succede quando ci incontriamo, c’è una grande ricchezza che emerge. Ci richiama ad una grande responsabilità come nonni, ci sono nonni da assistere e nonni che possono essere ancora attivi, noi possiamo essere attivi, vi ricordo una frase di Giussani.
Vi auguro di non essere mai tranquilli-dove quel mai si adatta anche alla nostra età.
Indico dei punti di lavoro in modo che ciascuno di noi si assuma la sua responsabilità, non possiamo essere in due tre a fare le cose. Dobbiamo anche rispettare la specificità della nostra Associazione, non possiamo sostituirci ai figli ma abbiamo titoli per operare. Tre punti di lavoro
Il primo è la consistenza personale da far crescere, e questo ha come strumento la comunione; non siamo né chiesa nè movimento, siamo un’associazione Ma questo metodo del crescere con la comunione lo possiamo applicare.
Il secondo. Sintetizzando Senn e Botturi, si può dire che la maggioranza delle famiglie vive una sua propria esperienza, ma tutto questo non si esprime in una cultura, semmai finisce nella retorica o nel sentimentalismo e la Chiesa non aiuta. Noi con nostra cultura e la nostra storia possiamo contribuire.
Terzo, per farlo dobbiamo allargare i rapporti, non restare da soli, per poter anche arrivare a livello politico ed economico come diceva Teatini. In questa direzione abbiamo già preso alcune iniziative come la richiesta di detrazioni per l’aiuto economico che diamo ai figli ai nipoti o la partecipazione agli organi collegiali. Può essere che i nonni, almeno gli inizi, siano più ascoltabili.

In ogni caso oggi ci siamo indicati un salto di qualità per il quale occorrono anche mezzi e strumenti altrimenti non si può conoscere viaggiare, organizzare. Abbiamo grandi motivazioni e ricchezze, come è emerso dagli incontri di Esserci, ognuno veda come lavorare. Noi Nonni abbiamo forse una maggior facilità nell’allargare i contatti.  Occorrerà un più ampio lavoro, anche con esperti, per delineare il nostro impegno.