Blog Nonni 2.0

IL BLOG

Blog

Per chi non lo sapesse, il termine BLOG è nato alla fine del secolo scorso da una contrazione di “web” e “log” e si può liberamente tradurre come “spazio in rete”, spazio che vorremo fosse da voi utilizzato per commentare gli articoli del sito, proporre iniziative, mettere in comune esperienze, difficoltà, problemi, critiche, suggerimenti, segnalazione di libri letti, esperienze di bei momenti con i propri nipoti, ricordi della vostra infanzia e mille altre cose ancora.

Il BLOG infatti è una sorta di “bacheca” elettronica, per dar modo di confrontarci su tutta l’ampio ventaglio della nostra “nonnità” da aprire a tutti gli altri amici ed instaurare così un dialogo, non diversamente da un incontro fisico, col vantaggio che il residuo scritto non volatilizza.

Per noi diventerà poi una fonte di idee per far progredire la nostra attività in linea con il sentiment condiviso del nostro gruppo.

Si ricorda che, dopo aver inserito il testo nella “finestra” che trovi dopo tutti i commenti più recenti, bisogna cliccare il tasto “Pubblica il commento”.

56 thoughts on “IL BLOG

  1. Cara amica, scusa il ritardo; finora purtroppo non ho trovato in quel di Firenze amici che potessero aiutarti, ahimè senza successo. Spero comunque che la voce sparsa trovi una risposta. Appena avessi novità te lo farò sapere.
    Pierluigi

  2. Buongiorno a tutti,sono una nonna di Firenze e sono disperata perchè non mi fanno vedere le mie nipotine di 4 anni da piu’ di 8 mesi.
    Mio figlio e mia nuora si stanno separando e quindi io sto pagando le conseguenze delle loro beghe.Conoscete qualche associazione nella mia città alla quale io possa rivolgermi?
    Vi ringrazio e saluto tutti cordialmente.
    GRETA

  3. Prendo spunto dalla reazione ad una trasmissione di Rai2, Medicina33, di giovedì scorso 28 gennaio, per rilanciare a tutti il tema dell’educazione sessuale pretesa come iniziativa scolastica in età da elementari.
    Il servizio invero è molto breve e può essere ascoltato in 5 minuti qui:
    http://www.tg2.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-4d178a7f-7270-4401-8428-3fbc0b9515c4-tg2.html#p=0
    Vorrei far notare come l’educazione sessuale e all’affettività attualmente:
    1. viene progettata come obbligo scolastico per motivi ideologici (ideologia gender) unitamente ad interessi di lavoro dei professionisti dedicati.
    2. Viene “medicalizzata” come un sacco di altre questioni che riguardano invece l’aspetto prettamente umano.
    Sulla prima questione c’è da obbiettare con chiarezza che il discorso di prevenire le domande e le curiosità dei bambini è sbagliato perché non rispetta la dimensione di quelle domande e curiosità. Secondariamente il farlo collettivamente non rispetta i diversi tempi e sensibilità dei bambini.
    Quindi più che percorsi di educazione all’affettività per bambini occorre rilanciare alla famiglia la sua inderogabile responsabilità su questo aspetto. Giusto a tal proposito il confronto di idee, ma tra adulti.

    La medicalizzazione dell’argomento tende allo stesso modo a far ritenere l’educazione sessuale un problema da esperti ( “da che età e come farla” è il titolo del servizio) e quindi tende ad estromettere i genitori dalla loro primaria responsabilità educativa.

  4. LA DIDATTICA A DISTANZA E’ NATA IN RAI, questo è il titolo dell’articolo allegato su un tema attualissimo, croce e delizia di tanti studenti, insegnanti, genitori. Esso rievoca una pagina importante per il servizio pubblico e per il Paese che rischia di sparire dalla memoria collettiva. Non c’era solo il Maestro Manzi, ma anche Telescuola, le Trasmissioni Integrative Scolastiche, la rubrica “Sapere”, il Dipartimento Scuola Educazione, la rete di classi-pilota, le pubblicazioni di accompagnamento. E tornano alla mente dirigenti storici che hanno promosso tutto questo: Marcello Rodinò. Ettore Bernabei, Massimo Fichera, Franco Melandri, oltre al sottoscritto che giovanissimo ha vissuto dal di dentro quell’esperienza.

    DAD Rai

  5. Senza distoglierci dal tema che bolle in pentola, quello della scuola, mando al blog questo contributo che risente della mia recente esperienza e prende le mosse dalla lezione del libro “Storie di nonne, nonni e nipoti” così come evidenziata da don A. Cozzi nel suo intervento a commento del libro stesso.
    1. Eredità e promessa, due termini emersi con prepotenza nella vicenda della mia degenza in ospedale dove per dodici giorni sono stato in bilico tra l’ultimo gradino del peggioramento del Covid e la regressione della malattia, che poi fortunatamente è avvenuta.
    Nei momenti in cui ti può realisticamente lasciare la vita, cosa è rimasto? L’affetto dei familiari, espresso e a volte inespresso, e la speranza che i segni di questa vita che lasci si tramutino in una realtà più grande.
    Che tutto fosse utile, anche la buona accettazione del sacrificio supremo, è una coscienza che grazie a Dio mi ha accompagnato. Che fosse utile per coloro che avrei lasciato. Ai figli e ai nipoti bisogna insegnare a vivere, sicuramente è la prima cosa, ma, al momento opportuno, anche insegnare a morire.
    Un importante nota bene: si può insegnare a morire se e solo se prima hai insegnato a vivere.
    Perché l’eredità è soprattutto in termini di vita, di come si vive. E perché la promessa, che riguarda alla fine l’eternità, si sviluppa solo in questa vita.

    2. Cosa è questa eredità se non l’introduzione alla grande avventura della vita?
    Con il mio nipote più grande, 4 anni, io la vivo così. E qui forse dico una cosa risaputa per i nonni più maturi di me.
    Ho osservato che più che organizzare giochi per lui (che pure ci vogliono, ma quando uno come me, non ne è capace, non ce n’è!), il bambino si trova bene quando vede gli adulti in azione, lavorare, fare.
    E partecipa a suo modo imitando, facendo quel che gli si può far fare, chiedendo e apprendendo pezzi di realtà che gli aprono l’orizzonte.
    In pratica io faccio quel che devo fare (tranne la manutenzione all’impianto elettrico, per capirci) e lo faccio per come si può fare in sua presenza.
    Chiaro che se è come tre sabati addietro, che ho raccolto i cachi per 3 ore, il bambino dopo un po’ si stanca e va’ a giocare. Ma anche qui: spesso i suoi giochi sono imitazione di quel che vede fare. Ci ha visti riparare uno stipite rovinatosi, con la sabbia avanzata va’ in giro a chiudere i buchi presenti nella murella. Insomma si arriva a sera presto, difficilmente si pone il problema di “gestirlo”.
    Hanno una aspettativa, dobbiamo riempirla con la verità delle cose e dei fatti. E la risonanza di questi arriva, tramite il bambino stesso, immediatamente a scuola, dove pure le maestre, laddove congruo, vogliono ripetere simili esperienze.
    Sintetizzando: questo del vedere adulti, e i nonni in particolare, “in azione” mi sembra un principio generale per l’educazione. Mi piacerebbe sentire su questo il parere dei nonni più maturi.

    3. Mi rendo conto che c’è una condizione per questo: che io, cioè i nonni, si trovino ad avere uno sguardo positivo sulla vita nonostante tutto.

  6. Un bell’articolo di Robi Ronza, pubblicato sul suo sito ww.robironza.wordpress.com sul tema della prossima consultazione referendaria.

    Voterò “no” al referendum popolare del 20-21 settembre prossimi e mi sento in dovere di spiegarne qui i motivi.
    In linea di principio non sono contrario a una riduzione del numero dei seggi delle Camere, che in caso di vittoria del “sì” diminuiranno da 315 a 200 (più i senatori a vita) nel caso del Senato e da 945 a 600 nel caso della Camera dei Deputati. Sono però contrario a che una modifica del genere si faccia isolatamente, e non nel quadro di una riforma complessiva delle istituzioni della Repubblica. Da sé sola infatti tale riduzione è a mio avviso come un colpo di scure calato a caso su una catasta di legna.
    Tenacemente voluta dal Movimento 5 Stelle, tale modifica è del tutto coerente con la filosofia politica di tale forza politica, che esplicitamente si ispira al progressismo autoritario del pensatore ginevrino settecentesco Jean-Jacques Rousseau e al suo giudizio negativo sulle istituzioni parlamentari. Ironizzare troppo sui 5 Stelle, sui loro deputati e senatori spesso improvvisati e sul fatto che il loro fondatore è un ex-comico non aiuta a capire che il loro è un progetto tanto preoccupante quanto nient’affatto casuale. Ha infatti un solido impianto culturale che è una sciocchezza non prendere sul serio. Caso mai c’è da domandarsi perché alle Camere la loro proposta sia stata condivisa da uno schieramento di forze tanto ampio quanto è bastato per farla giungere fino a questo punto.
    Come già ricordavo (cfr. in questo stesso sito Taglio dei parlamentari: il cruciale referendum di cui non si parla, 19 agosto 2020), il referendum del 20-21 settembre è il punto d’arrivo di una campagna di delegittimazione del sistema parlamentare, ispirata a nobili intenti ma molto pericolosa, che iniziò oltre dieci anni or sono. Il voto all’imminente referendum si situa in tale contesto. Occorre tenerne conto. Né va dimenticato che nel caso dei referendum costituzionali non c’è il quorum. Valgono quale che sia il numero degli elettori che si recano alle urne. Quindi l’astensione non equivale al “no”.
    Detto questo, resta vero che il sistema istituzionale definito dalla nostra Costituzione è da rifare. E per parte mia sono fra quelli che ritengono lo si debba rifare nel segno del riconoscimento del principio di sussidiarietà con tutto ciò che ne deriva innanzitutto nel rapporto tra società civile e istituzioni; e nel segno dell’autonomia piena e responsabile dei territori nonché di un governo e di un parlamento entrambi forti perché entrambi eletti direttamente dal popolo. Rispetto a una prospettiva del genere il “sì” al referendum del 20-21 settembre non vale tuttavia nemmeno come primo passo. E’ anzi un passo nella direzione opposta. Dunque ribadisco che voterò “no”.

  7. In questi giorni si è tornato a parlare della “natalità” nel nostro Paese presentando una fotografia che, con qualche periodo in controtendenza, vede dal dopoguerra una continua decrescita. La parola che circola è “preoccupazione”, ma molto spesso non è argomentata. Mi piacerebbe che sul nostro blog i nonni condividessero le loro letture del fenomeno e magari alla fine ne derivassero idee per azioni concrete in merito. Personalmente, senza abbandonarmi a una analisi socioeconomica profonda, mi sono venute spontanee queste tre considerazioni su tre fatti che identifico come cause:
    – La famiglia tradizionale è sempre più avversata e nei fatti penalizzata anche dalle Istituzioni;
    – Il parossismo con cui viene portata avanti, in modo distorto, la battaglia di genere che favorisce una cultura di autodeterminazione totale della donna intesa a liberarla da tutto ciò che possa sembrare imposizione, stereotipo, etc. tra cui sicuramente quello di essere “per natura” il tramite per generare. È sotto gli occhi di tutti la deriva con cui alcune correnti di scienziati stiano lavorando per una riproduzione completamente artificiale;
    – Un basket di bisogni che le coppie considerano irrinunciabili, che comprendono voci che tempo addietro erano considerate non strettamente necessarie, e che per questo prosciugano il bilancio familiare e diventano un freno (in molti casi un alibi) alla messa al mondo di figli;
    Sono temi, e spero in tanti altri contributi, su cui noi nonni dovremmo lavorare per una efficace testimonianza ai nostri nipoti: dico efficace perché lavorerebbe sul ripristino di una cultura che oggi in larga parte è dispersa.
    Un grazie in anticipo a chi vorrà contribuire

    Gianmario Giagnoni

  8. Anch’io penso che avevamo (e abbiamo ancora di più oggi ) ben altri problemi che non il numero dei parlamentari. Difficile non essere per il NO a questa legge senza senso e senza costrutto, con un risparmio di costi al massimo (abbondante e tirato per i capelli) del 5% a fronte del 35% di rappresentanti in meno ( i conti li può fare ognuno sulla base dei 147mila euro netti annui per eletto e del costo annuo delle due camere pari a 1 miliardo e 550 milioni, sono dati pubblici). Una patacca istituzionale.

  9. Da Peppino Zola, una riflessione sul prossimo Referendum
    A settembre si terrà il referendum confermativo della legge costituzionale che ha ridotto di un terzo il numero dei parlamentari. Si tratta di un referendum senza previsione di quorum. Molti ritengono che sia scontato il suo esito positivo, ma mi sembra comunque importante dare un giudizio ed esprimere la mia contrarietà, anche perché vedo che molti politici ci stanno ripensando e cominciano a dirsi per il no.
    Il taglio dei parlamentari costituisce il frutto di una rabbia crescente dei cittadini verso una classe politica ritenuta inefficiente e corrotta. Questa opinione è stata favorita, peraltro, da una operazione mediatica che ha dipinto, per anni, la classe politica come una vera e propria “casta” a cui non si è disposti a perdonare nulla. Se è vero che la classe politica, nel suo insieme, ha dato molti spunti per facilitare la crescita di un giudizio negativo nei suoi confronti, questo peraltro non giustifica la decisione presa dal Parlamento a maggioranza semplice (una maggioranza dei 2/3 avrebbe evitato il referendum).
    1)Il numero dei parlamentari dovrebbe essere l’ultima decisione relativa ad una riforma di Camera e Senato. Invece, si è voluto iniziare proprio dal numero. Appare folle tagliare i parlamentari senza sapere, ad esempio, quale sarà la legge elettorale che produrrà il nuovo Parlamento.
    2)Così facendo, il taglio dei parlamentari produce un evidente “vulnus” nei confronti della democrazia parlamentare, su cui si basa la nostra Repubblica. Non a caso, il taglio è stato fortemente voluto dal M5S, che, in sostanza, vorrebbe addirittura abolire il Parlamento, a favore di una “democrazia diretta” i cui contorni sono poco chiari e addirittura inquietanti. Dire NO a questa riforma significa porre un freno al grave indebolimento del sistema democratico parlamentare.
    3)Indebolire il Parlamento significa indebolire la possibilità di una vera rappresentanza popolare, nelle sue diverse componenti e nei diversi territori. In un momento di crisi politica come questo, diminuirebbero ancora di più il rapporto e la conoscenza tra la gente e i parlamentari. Questo ulteriore distacco sarebbe estremamente dannoso.
    4)La considerazione del taglio dei costi della politica (esaltato dai 5 stelle) è marginale: si tratta di un minimo risparmio nel mare della spesa pubblica ( qualche milione rispetto ad oltre 800 miliardi).
    5)Si dice che altri Paesi democratici hanno un numero di parlamentari minore di quello vigente in Italia. E’ vero. Ma è anche vero che ogni Paese ha la sua storia particolare. Ad esempio, il Congresso americano è più snello del Parlamento italiano, ma, trattandosi di uno Stato federale, accanto a questo ci sono anche 50 Parlamenti locali, uno per ogni Stato. L’Italia è il Paese dei mille “campanili”, ciascuno dei quali rappresenta parte significativa dell’intera società. E’ bene che tutta questa ricchezza venga rappresentata nel nostro massimo organo legislativo.
    Per queste ragioni dico NO alla modifica introdotta: non per spirito anticonformista, ma perché temo che si indebolisca la tenuta democratica del Paese. Alcune iniziative del governo di questi ultimi mesi aumentano il mio timore.
    Esistono altri strumenti ed altri percorsi per indurre la classe politica a riformarsi ed a convertirsi: il taglio traumatico che ci viene proposto il 20 settembre non servirebbe a nulla in questa direzione. Il taglio dei parlamentari, in sé, appare una scorciatoia, che invece di risolvere complica i problemi della politica e distoglie i cittadini dai veri problemi.
    Peppino Zola

  10. Quanto dice Gianmario è purtroppo una realtà, sembra che della famiglia come noi la intendiamo chi ci governa ne tenga conto solo in misura miserevole. Una perfetta analisi del cosiddetto Family Act l’ha fatta Peppino nella lettera al direttore indirizzata l’altro ieri a TEMPI che riportiamo qua sotto.
    “Caro Direttore,
    il nostro governo, con la solita grancassa della TV sempre più serva del potere, ha approvato una “schema di disegno di legge recante misure per il sostegno e la valorizzazione della famiglia”. Poi, a questo titolo ufficiale il governo italiano ha voluto, un’altra volta, aggiungere due paroline in inglese, per adeguarsi alla moda oramai imperante: “family act”, che poteva benissimo, essendo noi italiani, venire tradotta con le parole “legge per la famiglia”. Ma tant’è.
    Desidero commentare a caldo tale disegno di legge, in attesa di ulteriori approfondimenti.
    1)Per come è stata divulgata, questa legge per la famiglia pareva che provvedesse da subito a istituire un assegno universale per il sostegno economico dei figli, a prevedere misure di sostegno all’educazione dei figli e delle figlie, a regolare diversamente i congedi parentali, a incentivare il lavoro delle madri ed il protagonismo giovanile. Nulla di tutto questo. Trattandosi di un disegno di legge, esso sarà approvato tra almeno un anno e molte misure diverranno esecutive dopo un anno o due, come previsto dall’articolo 3 e dall’articolo 6. Quindi, se ne riparlerà almeno nel 2022. Si tratta di un programma elettorale più che di un disegno di legge. Un libro dei sogni, come qualcuno ha detto.
    2)Ciò è confermato dal fatto che in questo documento non è previsto alcun impegno di spesa, trattandosi di un disegno collegato alla legge di bilancio, per la quale è facile prevedere che si dirà, come al solito, che non vi sono i fondi per trasformare in realtà questo libro dei sogni. Senza serie e precise previsioni di spesa, si tratta solo di belle parole.
    3)Nel merito, poi, la prima cosa che salta all’occhio è che nulla è previsto per sostenere la famiglia nel suo compito educativo previsto dall’articolo 30 della Costituzione: “E’ dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed EDUCARE i figli, anche se nati fuori dal matrimonio”. Questo articolo è rafforzato dal successivo articolo 31: “La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi …”. Ebbene, questo disegno di legge prevede (senza soldi e fra tre anni almeno) il sostegno alla famiglia solo per i bambini da zero a sei anni, ma non per i figli che frequentano le elementari, le medie e le superiori. Se c’era un provvedimento legislativo che poteva e doveva finalmente risolvere questo annoso problema era proprio quello dedicato alla famiglia, ma questo non è avvenuto e si è persa una grande occasione, evidentemente a causa dei soliti pregiudizi ideologici che stanno frenando questo governo. Mi stupisce che anche su questo tema il PD ed IV siano succubi della posizione giacobina dei 5 stelle. Ancora una volta non si è tenuto conto di dare attuazione effettiva alla libertà di educazione. Su questo, l’Italia è molto indietro rispetto a tanti altri Paesi europei, anche di tradizione protestante. Questo è il difetto fondamentale di questo disegno di legge e mi sembra strano che esso, finora, non sia stato sufficientemente sottolineato.
    4)Il disegno di legge si riferisce ad una famiglia astratta, diversa da quella che realmente esiste nella società, tanto è vero che esso neppure accenna alla presenza dei nonni, che, come si sa, costituiscono un elemento silenzioso ma fondamentale dell’esperienza famigliare. I nonni contribuiscono al benessere della famiglia con tanti “servizi” ed anche con contributi economici. Ma nulla di tutto ciò traspare dal documento propagandistico che sto commentando. Ancora una volta, non si è guardato alla realtà, ma solo a ciò che già si ha in mente. E così nulla cambierà.
    Insomma, caro direttore, ho l’impressione che si tratti solo di un altro gesto per “okkupare” la televisione e per mettersi a posto la coscienza. Occorrerà continuare le battaglie per aiutare realmente la famiglia.

    Mail priva di virus. http://www.avast.com

  11. Mi piacerebbe conoscere il parere dell’Associazione sul recente disegno di legge recante misure per il sostegno e la valorizzazione della Famiglia (Family Act).
    Confesso che mi ha disturbato l’approccio che lascia trasparire un interesse più per la parità di genere che per l’istituto della famiglia: approccio che si traduce in un puntuale e ripetitivo distinguo tra bambine e bambini, figlie e figli, etc.
    Non mi sembra di rinvenire nell’ambito del diritto (es. codice civile) tale distinzione.
    Grazie in anticipo.

    Gianmario Giagnoni

  12. “https://www.fafce.org/fafce-board-resolution-families-are-the-front-line-in-the-pandemic/”
    Qui potete trovare la risoluzione rilasciata al termine dell’assemblea primaverile della FACE, dal titolo “Families are the front line in the pandemic”, presentata oggi nel corso di una conferenza stampa, nel quadro delle iniziative intraprese dalla Federazione per il Giorno internazionale della Famiglia.

  13. Riceviamo da Daniela Broggi questa mail su un argomento tristemente interessante sul quale ci piacerebbe sentire il vostro parere:
    Buongiorno,
    prima di tutto desidero ringraziare per tutto il sostegno che l’associazione dà per “vederci chiaro” nel caos di illuminati e falsi profeti che regna in questo momento.
    Volevo sottolineare invece l’argomento “cremazioni” perché, anche se la Chiesa ora ammette questa pratica, se è a partire da un non dispregio della corporalità legata al credere alla resurrezione della carne, l’uso che in questi giorni di emergenza se ne fa, ha fatto saltare di fatto ogni tipo di riflessione sul tema. Anche perché, non essendo le ceneri tumulate subito ma restituite ai famigliari, la tentazione per molti è di tenersele sempre in casa, cosa che pone grossi interrogativi etici ma anche sociali oltreché religiosi.
    Vorrei che qualcuno mi/ci aiutasse a giudicare questo fatto.
    Ritengo anche che valga la pena di essere portato all’attenzione dei sacerdoti e del Papa che ogni mattina punta l’attenzione su di un fatto concreto.
    Grazie e buon lavoro

  14. Grazie Paolo per aver voluto condividere con tanti amici le vicende della nostra grande amica Tina, ricordata come professionista dedita al suo lavoro e impegno educativo e stimata dai suoi collaboratori.
    E grazie per aver parlato del suo incondizionato affidamento alla Madonna nel corso della malattia.
    È giusto ripensare a lei e continuare a sentirla vicina attraverso il nostro e suo amore. Donata

  15. Riceviamo molte mail di approvazione sulla nostra iniziativa di chiedere a chi ci governa di evitare di rinchiudere i nonni in un recinto di bambagia (spinosa), procastinando la nostra possibilità di uscire dalla “fase 1” di qualche tempo (un mese, due mesi…)…
    Tra le tante eccone una che vale da esempio di tutte le altre, inviataci dall’amico Gianni Torriani

    “Mi complimento con te , con Peppino e con l’Associazione per questa l’iniziativa.
    In questi giorni ho sentito qualche cosa di simile attraversare le news soprattutto da parte di “luminari” specialisti , forse virologi , ma non certamente della psiche e dell’animo umano.
    Quest’ipotesi di ritardare l’isolamento degli over 65 /70 è decisamente abominevole e priva di qualsiasi fondamento giuridico , sociale e psicologico. Ci manca , tra un po’, il campo di concentramento e siamo a posto!
    Occorre mobilitarsi in tutti i modi possibili e immaginabili contro questa scellerata ipotesi e nel caso essere pronti alla “disobbedienza civile”.
    Fatte salve tutte le condizioni di sicurezza richieste (e quindi di salute) è giunto il momento di aprirsi alla vita , alla speranza, all’amore soprattutto dei nipoti che non vediamo da 2 mesi se non via
    Whatsapp o Skype ( alla fine del restiamo a casa il 3 maggio saranno 54 giorni).
    Sono con l’Associazione per questa battaglia e se c’è da raccogliere firme per una petizione a livello nazionale facciamolo!

  16. Mi permetto di segnalare a quanti non l’avessero notato il bellissimo resoconto dell’incontro scuole Zolla-Grossaman con mons M. Camisasca pubblicato sul nostro sito il mese scorso.

    “non si può essere educatori se non si è educati, non si può essere padri se
    non si è figli, non si può essere educatori se non ci si riconosce come
    creature. Non c’è educazione senza Dio. Se tu escludi Dio dalla
    possibilità della realtà escludi la possibilità stessa dell’educa-
    zione. E l’educatore diventa il tuo dio.”

    Qui troviamo la ragione della titolarità dell’educazione propria della famiglia, e,per i nonni, di quella trasmissione della promessa e dell”eredità che ci ha molto bene evidenziato don Cozzi a commento del libro” Storie di nomi e nipoti”.
    Questo deve essere molto chiaro: NON ci sono ” esperti” in educazione che tengano, quando si parla di educazione genitori e famiglia sono i soggetti primi.
    Per inciso ” esperto” è anche una parola abusata oggi sui giornali, anche in tema di coronavirus e non raramente ad un attento esame si scopre che vengono propinati ovvietà o punti di vista parziali.

    La semplicità espositiva delle ragioni che caratterizza mons Camisasca rende la lettura più che consigliabile. Se poi anche condividiamo sul blog le nostre reazioni, non potrà che essere ricchezza per tutti.

  17. Ricevo da un mio ex allievo, padre dell’attore Matteo Bonanni, la segnalazione di questo link dove si possono trovare video con brevi storie che lui racconta alle 18, nel link si trovano le numerose fiabe già raccontate e altre proposte per i grandi. E’ possibile in collegamento zoom o altro guardare insieme coi nipoti le fiabe di questo link e poi..commentarle. Può essere un bel momento , io non sapevo di questa opportunità a volentieri la segnalo

    https://www.youtube.com/channel/UCKbPtzPVpFr09xahkNBuyQA

  18. Paolo De Carli ci ha inviato un ricordo di una cara persona, amica di molti di noi e nel cuore di tanti nostri figli che la conobbero nella loro prima gioventù; lo pubblichiamo volentieri.
    RICORDO DI TINA BRAMIERI VENTURI

    Martedi 7 aprile scorso Tina Venturi ci ha lasciato.
    E’ stata per circa trent’anni Direttrice della Scuola materna La Zolla, cui si è dedicata con una solerzia, una passione, una capacità professionale che dire rare è poco, portando la scuola a un altissimo livello di qualità. Sono passate generazioni di alunni, che tutti lei ricordava nei particolari, insieme ai loro genitori e parenti, e che tutti oggi la ricordano. Un grande servizio alla comunità scolastica e alla società svolto con un senso di dedizione, di gratuità e di umiltà che è bello ora ricordare.
    La diagnosi – tumore al pancreas – la sorprese pochi mesi dopo essere andata in pensione nel 2018, e, pur essendo perfettamente consapevole della sua patologia e del suo quasi certo esito infausto, reagì, assalendo lei la malattia con tutte le forze che aveva. Voleva guarire, si buttò a ricercare tutte le cure possibili, i maggiori specialisti del campo, le cure sperimentali che venivano praticate all’estero. Il morbo aveva attaccato in lei un corpo molto forte e una formidabile vitalità e voglia di vivere. Voleva essere vicina alla sua famiglia, aiutare la figlia e i nipoti, si sentiva ancora utile nel campo della scuola, collaborando attivamente e fattivamente con Diesse Lombardia dove la consideravano un pilastro fondamentale.
    Ma la sua maggiore speranza era nella intercessione della Madonna e dei santi presso il Signore e pregava senza sosta visitando santuari e luoghi santi. Con lei e con Gian Pietro io e Alda siamo stati amici di una vita oltre che condomini nello stesso edificio. Son sicuro che questi suoi tentativi e sforzi per guarire e queste sue preghiere non sono stati vani. Ha conservato forza e lucidità mentale per un tempo triplo rispetto a quello che i medici in questi casi assegnano al paziente. Ha saputo sempre guardare al di là di sé e chiedere che questo “al di là di sé“ la riempisse. Ma soprattutto quando un mese fa i dolori sono aumentati decisamente e le è stato chiaramente detto che non c’erano più speranze né rimedi umani, lei ha accettato con grande consapevolezza la morte vicina e si è preparata ad affrontarla. Con lei abbiamo ripercorso tutti i brani del Vangelo che riguardano la Madonna, come per entrare nel suo atteggiamento di offerta, nel suo essere come un vaso pronto a ricevere quanto il Signore voleva che vi entrasse, Maria che nulla ha posseduto e programmato di quella sua vita che è stata pura offerta.
    E così io, Alda e tutti gli amici che con lei hanno condiviso questo ultimo tratto della sua vita, abbiamo potuto vedere la serenità con cui ha affrontato la morte, con una coscienza e una fede semplice e grande, in qualche modo partecipando anche a noi la serenità del suo affidamento. Le siamo grati di questo esempio e di questa ultima carità.

    Paolo De Carli

  19. Vorrei sottolineare l’importanza delle indicazioni raccolte da Peppino nella sua del.29 marzo , ubicata già nella sezione ” vecchi commenti” . Penso che tutti i problemi ed esperienze personali li possiamo leggere bene SOLO entro la cornice del dramma che stiamo vivendo e del cambiamento che ci urge da questo dramma, come puntualizzato da padre A. Lepori. Anche i sacrifici della quarantena forzata sono da vivere sotto la luce che Cristo è il.destino e che è tutto. È talmente vero.per tutti che i colleghi di un figlio che lavora in terapia intensiva hanno.lanciato. Si veda questa testimonianza su youtube https://youtu.be/GFqTOQVoquM
    con filmato su youtube un grido di aiuto.perché la depressione è dietro l’angolo.per gli.operatori sanitari. Senza Cristo quest’aria di morte è appunto insopportabile. Il cambiamento urge noi perché arrivi a tutti. Il dramma tocca a caso e ormai tutti ne sono toccati. Vi scrivo dall’ospedale da cui probabilmente sarò dimesso domani dopo 25 giorni e dove la ho scampata bella e 4 giorni di terapia durissima hanno permesso che andassi da una parte invece che dall’altra. Ho tenuto perché ho chiesto la grazia di una disponibilità totale , che da solo ho molto fragile, e ho aderito alla richiesta dei medici e familiari di non mollare durante la parte più dura e decisiva delle cure. Ma ho visto anche 3 successivi compagni di camera essere intubati e trasferiti alla terapia intensiva. Bisogna chiedere questa speranza per tutti. Ma ho fatto prendere la benedizione del papa al compagno che stava bene, l’unico che son riuscito a vedere in faccia perché avevano tolto ad ambedue i macchinari. Anche adesso che sono sempre in isolamento, ma in un reparto a minore intensità di cure, ho proposto con successo ad un uomo di 87 anni di acquistare l’indulgenza plenaria concessa dal Papà a tutti gli impossibilitati ai sacramenti. Insomma quest o cambiamento urge tutti. Anche a casa i miei nipotini soffrono di stare chiusi in casa, ma vedo che la creatività dei genitori si sviluppa a dovere per alleviare quella che comunque è la loro.parte di sofferenza in questo dramma: le preghiere per il nonno in ospedale li hanno sicuramente aiutati. Devo lodare tutti voi perché ho visto crescere il blog in queste settimane e la voglia di verità.

  20. Come è noto a qualcuno di voi, sono residente a Milano solo da un anno. Poco dopo il mio arrivo, ho avuto il piacere di conoscere Pigi Ramorino che mi ha portato con sé ad alcuni eventi organizzati dalla vostra associazione. Sono stato presente solo a tre appuntamenti che, però, mi hanno fornito una immagine significativa delle attività che sviluppate. Mi sono trovato a mio agio, non solo per la buona accoglienza che mi avete riservato, ma anche perché approvo l’impostazione della associazione che, in qualche modo, mi riporta a ciò che facevo col “Movimento di Cultura Cristiana” che presiedevo quando vivevo a Bari.
    Per farla breve, mi sono iscritto al vostro sodalizio e ora, in questa triste quarantena, ho pensato di rispondere all’invito di Pigi, scrivendo qualche nota che propongo alla vostra attenzione.
    Non mi è possibile parlare di persone, di opinioni, di sentimenti e neppure di progetti che a voi stanno a cuore perché non li conosco. Con molta umiltà, invece, proverò a suggerire alcune idee che ho maturato riflettendo con la mente di chi si muove in un ambiente nuovo e che non ha alcuna pretesa di essere ascoltato. Al momento mi limiterò a due sole semplici proposte.
    Per prima cosa vorrei chiedervi se sia fuori posto l’idea di mettere in cantiere iniziative che coinvolgano i nostri nipoti. Tutto sommato, questa associazione esiste perché ci sono loro e io penso che lo scopo sociale del sodalizio possa trovare pienezza laddove facessimo qualcosa in grado di stimolare la loro fantasia, il loro desiderio di stare in compagnia, di impegnarsi in attività divertenti ma educative, di fare nuove amicizie, ecc. Può essere quello il modo di metterli a lavorare pure su progetti orientati al bene (perché formativi, e/o perché rivolti al servizio del prossimo). I programmi da adottare dovrebbero ovviamente essere diversificati, anche in funzione delle fasce di età dei bambini, dei ragazzi e dei più grandi. Ciò che propongo non è qualcosa che riproduca il modello di un oratorio o di un club di “Lupetti” ma qualcosa che renda disponibili servizi che di solito non trovano posto nelle attività di un oratorio.
    Una seconda proposta la faccio per indurvi a elaborare qualche iniziativa in grado di favorire una maggiore socializzazione fra noi nonni. Vedo che siete molto numerosi e questa è una bella cosa, ma le occasioni di stare insieme si riducono ai soli eventi messi in calendario. Eventi che non possono essere molto frequenti, sia per non correre il rischio che si abbassi il livello di qualità, sia per non diventare troppo ingombranti nel dedalo di impegni di ciascun iscritto. E allora, perché non individuare un luogo ben ubicato in cui recarsi nei frammenti di tempo libero? Sull’esempio delle sale da tè per signore, dei bar degli artisti, dei bar dei tifosi, dei giardini dei bocciofili, dei centri sociali, ecc. Io penso che sarebbe bello sapere dove dirigersi anche solo per incontrare facce amiche, per fare due chiacchiere, per prendere un caffè!
    Vorrei aggiungere ancora altre cose, ma non voglio abusare della vostra pazienza.
    Grazie per l’attenzione

    Enrico Abbruzzese

  21. Grazie innanzitutto per aver reso accessibile il blog anche ai non esperti.
    Cerchiamo di raccontare la nostra esperienza di nonni “isolati”.
    Come tutti , ci sentivamo tagliati fuori dai rapporti personali con figli e nipoti sentendone tutta la fatica.
    Ma abbiamo scoperto che quello che criticavamo dei nostri nipoti, l’uso dei telefonini, si e’ rivelato, in realta’, uno strumento utile.
    I nipoti , cinque su sei perche’ l’ultimo e’ ancora alle elementari e non “ha diritto ad un telefonino”, ci chiamano regolarmente per raccontarci le loro giornate. Martina, la piu grande, organizza periodicamente videoconferenze tra tutta la famiglia, nonni genitori e nipoti, sempre vivaci ed interessanti.
    La stessa scoperta di questi strumenti e’ avvenuta anche nella scuola di comunita’ di San PIOX. Un grazie a don Cesare che giornalmente mette sul suo blog le riflessioni sui temi della scuola di comunita’ oltre che sugli argomenti piu’ significativi della liturgia.
    Inoltre gli incontri di SdC quindicinali, hanno assunto con la videoconferenza una dimensione completamente nuova. Le persone non sono piu in una stanza , grande, affollata, dove a volte risulta difficile sentire e capire chi parla. Ora chi parla e’ visto direttamente in faccia ed anche le espressioni risultano piu chiare ed integrano il discorso.
    Anche noi nonni ringraziamo per questi aiuti che hanno alleviato le barriere del non potersi incontrare.
    Da ultimo, un GRAZIE a papa Francesco che con il suo gesto in Piazza San
    Pietro partendo dal Vangelo ha dato a tutti la testimonianza della Chiesa oggi.

  22. Io sono nonno di quattro bimbe/ragazze. Sento al telefono il loro notevole disagio, che, se prolungato per troppo tempo, potrebbe incidere sulla loro formazione. La mia PERSONALE opinione. Preferirei affrontare i rischi connessi al mio stato (età 76 e connessi problemi di salute) piuttosto che limitare così drasticamente la loro libertà. Il tempo dell’attesa dell’incontro con Dio si è fatto comunque breve..

  23. Ho un solo nipote che vive in Svizzera, anche lì scuole chiuse, compitini a casa per mail. Mi sono inventata qualche gioco di carte da fare con collegamento video, poi mio figlio ci ha guidati per una app che permette di giocare a monopoli , non male. Infine mio figlio ci chiede di fare qualche lezione integrativa , per esempio in storia, in geografia, sempre via video. Magari su queste cose di piccolo cabotaggio ma significative nel rapporto con i nipoti possiamo scambiarci idee, proprio nel dettaglio ..
    Poi altre proposte
    1) Non dimentichiamoci il blog di Robi che ci aiuta a non essere sommersi dai media e a riflettere. 2) Gli articoli di Robi rispondono a quella richiesta , che avevo fatto qui e che Nene ha ripreso, di segnalarci articoli, contributi che ci aiutino a capire , a tutti i livelli, la portata di queste evento epocale e a capire come ci dovremo muovere. Segnaliamoceli!
    3) Infine inserisco qui un elenco di libri sui nonni..magari possiamo dare una guardata adesso che abbiamo più tempo, compatibilmente con il fatto che possiamo eventualmente usare solo Amazon. Ce li si potrebbe dividere

    libri sui nonni

  24. Che dire in questo difficile periodo di quarantena? Periodo in cui non posso neanche vedere i nipoti perché ci è stato vietato di avere contatti fisici, per prudenza….Chiaro che mi piacerebbe poter aiutare i bambini almeno a fare i compiti, ma anche ai compiti in questo periodo devono pensare solo i loro genitori, che sono chiusi in casa con loro…. Il mio piccolo Enea, anni 6, prima elementare appena iniziata e già interrotta causa coronavirus, mi ha mandato questa pagina di quaderno, con un suo piccolo ‘tema’, che mi ha fatto tenerezza e che allego
    Anna Maria Natale

  25. La mia vita è di norma isolata, a causa dei miei problemi di salute, dunque sono abituata a stare molto in casa, nella mia stanza. Però ogni tanto uscivo e vedevo amici…così invece è troppo persino per me.
    I miei nipoti abitano a un’ora e mezza di distanza, in auto, perciò non ho la possibilità di vederli spesso…
    questo isolamento coatto mi dà una sensazione claustrofobica molto poco piacevole; mi aiuto, come d’abitudine, accompagnandomi a qualche Rosario recitato in TV, ascoltando qualche preghiera e/o testimonianza edificante. Così partecipo maggiormente alla vita della Chiesa e mi sento serena. La cosa che mi manca di più sono gli abbracci, di mio marito e dei nipoti che, se pur grandi ormai, mi comunicano molto amore. Anch’io uso whatsapp per restare in contatto con loro, ma di lì non passano gli abbracci…speriamo che il virus se ne vada presto, perché fra un po’ non avrò più risorse. Speriamo anche che non si senta attratto da me o da uno dei miei cari…però sia fatta la volontà del Signore!

  26. Lettera ai miei nipoti, 28/03/2020
    Prima puntata : Houston
    Seconda puntata: Roma
    Terza puntata: Milano

    Carissimi,
    ecco un mio breve diario per dirvi qualcosa di me, nonna sola, in questi tempi difficili e per condividere con gli altri Nonni la mia esperienza.

    Houston
    Sono tornata da Houston il 5 marzo dove ho condiviso per due mesi la vita di Camilla e Benni e di Emi (14), Stefano (in dicembre 13), Rachele (in maggio 10), Irene (in dicembre 7) , Veronica (in maggio 4) ed Agostino ( in maggio 2)
    Il rapporto quotidiano è stato molto esigente, mi ha arricchito e ha cambiato il mio train de vie.
    I miei tempi di vita sono di solito legati alla lettura critica di articoli, di volumi redatti da colleghi che in tutto il mondo si occupano di tematiche familiari per la preparazione di nuovi contributi.
    Ma la cura, l’attenzione differenziata per le età ha esigito a Houston un adattamento non facile per una nonna, poco adatta al gioco. Me la sono cavata con i puzzles, ho inventato storie con le Barbie e ho letto librini, libri con i nipotini più piccoli!
    La particolare attenzione per Rachele che nonostante la leukemia fa i compiti (home shooling,) a cui partecipa dalla prima elementare, mi ha visto molto ingaggiato nella matematica, nella storia della Bibbia e della religione cattolica. Rachele è una forza e sono convinta che le preghiere che arrivano da tutto il mondo per lei servano a darle energia. Abbiamo anche giocato a carte!
    Sento gli americani attraverso i genitori in quanto nessuno di loro ha accesso ai mezzi telematici.
    Questo mi costringe a selezionare i messaggi che mando loro.
    La relazione a distanza è difficile. Cosa ho imparato? La loro carica vitale e la loro allegria. Il loro affetto per me mi ha dato nuova vita.
    Ciao
    Giovanna

  27. Dopo alcuni giorni di superlavoro con i nipotini, per dare la possibilità ai loro genitori di lavorare durante il periodo di iniziale chiusura delle scuole per l’emergenza sanitaria, le ulteriori norme emanate che consentivano di lavorare da casa e la conseguente decisione dei nostri figli di non esporci a contatti potenzialmente pericolosi con i nipoti, hanno cambiato radicalmente la nostra situazione e ci siamo trovati temporaneamente “disoccupati” sul fronte nipoti.
    Eravamo inizialmente preoccupati di come i nostri figli avrebbero potuto gestire in casa il lavoro, gli impegni scolastici dei figli più grandi e quelli di gioco dei più piccoli, considerato che le famiglie sono numerose (due con 6 e una con 3 figli) e che non avremmo comunque potuto dare un aiuto.
    Durante i frequenti contatti telefonici e le videochiamate abbiamo potuto invece constatare come la loro nuova situazione sia stata, pur con qualche fatica iniziale, una circostanza positiva in cui hanno messo in gioco la loro creatività e la loro dedizione per organizzare e vivere bene le giornate in casa, guardando alle esigenze di tutti: sentendo al telefono i nostri figli capivamo che, nonostante la preoccupazione e tristezza determinata dalla situazione generale, erano comunque sereni e forse meno affaticati che in alcuni momenti della vita normale.
    La loro educazione e appartenenza alla Chiesa nell’esperienza del Movimento li ha certamente guidati e sostenuti e noi non possiamo che ringraziare di questo il Signore.
    Per non sentirci troppo “disoccupati” abbiamo deciso di leggere ogni giorno una breve storia e di inviarla ai più piccoli con whatsapp …… e questo è stato da loro molto gradito!

  28. Caro Gianni , i cani non si infettano di corona, i bimbi si, quindi stai a casa .A volte i cani sono la scusa per uscire e trasgredire le regole di comportamento. Non cadiamo nello stesso rischio. Il sacrificio è grande ma i bambini ci insegnano a sostenerlo più di tutte le strategie che potremmo mettere in campo noi adulti. io sfrutto molto il mio balcone dove cerco di riprodurre i giochi che farei al parchetto. Invento e intrattengo la mia Tecla con ogni sorta di lavoretti , balli, canti, nascondino, le belle statuine tutto in casa..La sera arriviamo distrutti.. Forza !! teniamo duro.. con la GRAZIA di DIO.

  29. Accolgo volentieri l’appello , anche se ne ho già inviato uno.
    Ci avviciniamo alla Pasqua e la nostra “reclusione” forzata continua… giustamente.
    Siamo stati tutti estremamente coinvolti dalla benedizione “Urbi et Orbi” di Papa Francesco , in una piazza san Pietro desolatamente vuota e sotto un cielo che piangeva con tutti noi.
    Esprimo un auspicio che è anche una preghiera: se nei prossimi giorni la situazione migliorerà gradatamente, non sarebbe possibile consentire il giorno di Pasqua domenica 12 aprile permettere alle famiglie di ritrovarsi a festeggiarla attorno a un tavolo nella propria casa, consentendo la presenza dei nonni ?( ovviamente esclusi i contagiati e quelli sottoposti a quarantena), Sarebbe un bel segnale di fratellanza e di ripresa graduale.
    Si tratterebbe di un permesso speciale “una tantum” limitato a genitori , nonni e nipoti.
    Che ne dite ?

  30. Con gruppo di persone (quasi tutti nonni), ci siamo trovati via zoom a condividere le nostre esperienze relative a questo periodo così particolare, avendo come riferimento il libro di don Giussani “Generare tracce nella storia del mondo” (Rizzoli). Segnalo alcuni punti emersi dagli interventi.
    1)Che senso ha questo momento così complicato? Il senso lo abbiamo imparato leggendo i punti 4, 5,6 del capitolo secondo del libro. Il senso è Cristo che ci ama e ci comunica una conoscenza ed una morale nuove. Il senso sta nel dire sì all’amore di Dio. Il senso non sta in un nostro pensiero o in una nostra analisi o nella ricerca del colpevole, ma in questo rapporto di Amore, che ci fa accettare e condividere una situazione altrimenti insopportabile.
    2)Se il senso è l’amore di e per Cristo, esso ci spinge ad un cambiamento. Come ha scritto l’Abate Lepori, Dio ha permesso che ci fermassimo per indurci ad un cambiamento (“Fermatevi e sappiate che io sono Dio”), esattamente il contrario delle parole superficiali che sentiamo in questi giorni. I più sperano che si torni come prima, come se prima andasse tutto bene! No, questa circostanza ci obbliga al cambiamento, se vogliamo continuare ad essere veri, come molti lo sono in questi giorni. Non dobbiamo, in questo senso, avere “nostalgia” della vita “normale” (quale vita normale, quella della noia, della disperazione, delle banalità?) Mons. Delpini ha chiesto che “il vuoto diventi invocazione”, cioè ha chiesto un cambiamento; ha chiesto che questo cambiamento diventi la normalità. Questi giorni costituiscono una grossa prova provvidenziale per avviarci ad un cambiamento, che deve essere, innanzi tutto personale, ma anche culturale, sociale e politico. E non si può cambiare senza Dio.
    3) In questo periodo, molti hanno riscoperto il senso della comunità. Questa è una grande occasione per noi cristiani per testimoniare il senso vero della comunità, perchè sappiamo che l’essere stesso è “comunità” ( è Trinità) e quindi abbiamo la responsabilità di dare il vero significato del desiderio di comunità. I più, pensando alla comunità, pensano a cose banali in sé (anche se utili come gli abbracci, gli aperitivi, etc.). Noi possiamo testimoniare ed annunciare che è giusto il desiderio di comunità, perchè al fondo di tale esperienza, se vissuta seriamente, c’è un Altro che ci ama che dà senso a tutti ed a tutti. C’è un Altro che è venuto tra di noi e che non se ne è andato; è rimasto e rimarrà per sempre tra di noi.

  31. Siamo noi due nonnetti usciti da Milano per un rapido controllo della nostra casa in campagna il giorno prima che la Lombardia fosse classificata zona rossa e qui siamo ancora, fortunatamente, impediti di rientrare, ma avendo così evitato uno sconfortante seppellimento a Milano.
    Siamo qui dove per tutta l’estate normalmente turnano figli e nipoti e la casa è fin troppo vivace e piena di allegria.
    Ora purtroppo no: pur nella dolcezza dell’anticipata primavera che ci dona fiori e farfalle in abbondanza, il silenzio è mortale il che ci fa apprezzare, sempre di più, la bellezza e l’importanza di avere una famiglia numerosa, non solo per ridere e scherzare, ma per il continuo e sollecitante incontro delle diverse generazione che nello scambio di parole, idee, costumi e storie costituiscono una fonte inesauribile di vitalità e innovazione.
    Questo ci porta a considerare con sgomento quale sarà la vita dei nostri nipoti fra vent’anni in una società fatta di single; già ora le famiglie mononucleari stanno vertiginosamente aumentando. In Italia oltre un terzo e a Milano mi pare abbiano raggiunto già poco meno del 50%.
    Di qui il nostro impegno di far vivere ai nostri 6 nipoti, in ogni occasione, la bellezza di avere intorno a sé una famiglia con almeno due o tre figli, perché di questa esperienza ne facciano una base consistente sulla quale creare il loro futuro e diventare nonni felici come noi.

  32. Lettera ai miei nipoti, 28/03/2020
    Cari ragazzi,
    sono tornata da Houston il 5 marzo e come sapete ho condiviso per due mesi la quotidianità con Camilla e Benni e i loro figli Emi, Stefano, Rachele, Irene, Veronica ed Agostino. Il rapporto quotidiano è stato molto esigente. La cura differenziata per le età che esige un adattamento non facile per una nonna poco adatta al gioco come me non è stata facile. Me la sono cavata con i puzzle! Non so se voi siete più fantasiosi!
    La particolare attenzione per Rachele che nonostante la leukemia fa i compiti (home shooling) a cui partecipa dalla prima elementare mi ha molto ingaggiato. Questa mia nipotina è una forza e sono convinta che le preghiere che arrivano da tutto il mondo servano.
    I miei nipoti romani sono molto attivi Tommaso, Maddalena, Edoardo, Benedetta ed Elia, e sono molto impegnati nei vari compiti on line.
    Gabriele l’unico milanese segue le indicazioni on line della sua scuola

    Cosa fa e può fare una nonna on line che vive da sola dal punto di vista delle relazioni coniugali?
    Per me la relazione con voi è fondamentale. Interroga la mia vita
    Un abbraccio nonna Giovanna

  33. Ho letto l’articolo di Ramorino e il pensiero della Innocenza (Pupa) e vorrei aggiungere che in questo periodo rifletterei volentieri sulle prospettive che ci si aprono davanti sia per quel che riguarda il pensiero “politicamente corretto” sia sulle prospettive economiche e sociali dopo questa emergenza.Per il primo aspetto,tenendo presente che, mi sembra in ogni epoca ci sia stato qualcuno che ha indirizzato il pensiero della gente , suggerisco la lettura di un piccolo libro di C.S.Lewis “L’abolizione dell’uomo” del 1943 edito dalla Jaca Book nel 1979 ,in particolare il paragrafo 2 del cap.3″il potere di alcuni di fare degli altri ciò che vogliono “dove parla del sorgere di una razza di Condizionatori della natura umana,interessante e profetico .Per l’altro aspetto ,cioè quello economico /sociale mi interesserebbero degli approfondimenti curati da Robi Ronza(mi perdonerà la citazione ) con interviste, da trasmetterci coi canali you tube o altro in questo periodo,agli esperti che sono già intervenuti ,come Zamagni e Becchetti,o ad altri ancora, con le domande che ci premono di più e che riguardano per me sicuramente i punti dal 5 al 9 elencati da Pigi Ramorino .In particolare mi vengono alcune domande più spicciole :ci saranno dei cambiamenti nel modo di lavorare? Potrà essere utile questa esperienza nell’estendere dove possibile , il lavoro da casa?Per molte famiglie potrebbe essere una grossa opportunità.Quali saranno le conseguenze per le aziende medio- piccole? Come potremo influire ,secondo il ragionamento di Becchetti con “l’economia di portafoglio”?Come Chiesa e comunità presente nelle parrocchie e nelle zone e tra di noi siamo rimasti in contatto solo via mail e con qualche meeting skype o simili, e con la preghiera attraverso il canale TV,quale altra prossimità potremo proporci? Ciao a tutti
    Marilene

  34. Segnalo la testimonianza che arriva dall’istituto Philanthropos di Friburgo, è una singolare scuola che raduna per un anno universitario sabbatico studenti da ogni parte di Europa, lo scopo è una vita insieme per riscoprire nella fratellanza, nella preghiera, la fede scoprendo la bellezza del suo divenire anche cultura, studiano con professori residenti e spesso con le migliori teste cattoliche di Francia che vi tengono corsi , alla fine danno esami che avranno poi valore di crediti nelle normali Università. Come una comunità religiosa che non smobilita, così fanno ,per ora, gli studenti di questo corso Annuale, il cui Direttore è Fabrice Hadjadj. Ecco il loro comunicato

    Cari amici, cari allievi anziani,
    “Come ha detto recentemente il redattore capo aggiunto de La Repubblica a proposito dell’Italia “Noi abbiamo preso delle disposizioni senza precedenti nella storia del Occidente, delle misure che non sono state prese nemmeno durante le due guerre mondiali “.
    Nello stesso tempo questa situazione senza precedenti rinvia a delle paure ancestrali, a delle storie molto antiche. Tucidide o Lucrezio descrivendo la peste di Atene nella quale i templi di Dio si sono riempiti di cadaveri, Alessandro Manzoni mettendo un celebre episodio dei Promessi Sposi nel mezzo della peste che distrugge o Milano un quarto della sua popolazione.
    Camus lo scrive nell’ inizio de La peste:” I flagelli sono una cosa comune ma si crede difficilmente ai flagelli quando cadono sulla testa; ci sono nel mondo tante pesti quante guerre e tuttavia sia le pesti che le guerre trovano le genti sempre assai sprovvedute. I nostri concittadini a questo riguardo erano come tutti, pensavano a se stessi, detto in altro modo erano umanisti, non credevano ai flagelli. Il flagello non è alla misura d’uomo, pertanto si dice che Il flagello è irreale, è un cattivo sogno che passa, che deve passare, ma non passa sempre, e di cattivo sogno in cattivo sogno sono gli uomini che passano e gli umanisti In primo luogo, perché non hanno preso le loro precauzioni. I nostri concittadini non erano più colpevoli d’altri, si dimenticavano di essere modesti, ecco tutto e pensavano che tutto era ancora possibile per loro che supponevano che i flagelli erano impossibili. Continuavano a fare degli affari ,preparavano dei viaggi avevano delle opinioni. Come avrebbero potuto pensare alla peste che toglie l’avvenire, gli spostamenti, le discussioni ?”
    Bisogna ammetterlo , noi siamo in un improvvisazione totale, le cose si svolgono troppo rapidamente per permetterci più che una navigazione a vista. Da un giorno con l’altro, da un’ora con l’altra, le carte sono interamente sconvolte le regole del gioco stesso cambiano. Attualmente Philanthropos è chiusa al pubblico, ma continua sulla tipologia dell’isolamento Gli altri luoghi universitari hanno cessato il loro insegnamento in presenza, ma poichè l’Istituto, è anche un luogo di abitazione analogo alle comunità religiose, gli studenti della Promo XVI restano ancora sul posto, beneficiano della Messa celebrata da un prete a distanza, ricevano sempre qualche corso dispensato dai tre professori residenti, rispettando la consegna di tenersi lontani e di praticare una igiene stretta così come corsi in videoconferenza. Sembrano in questo i giovani del Decameron di Boccaccio che si sforzano di pensare, di raccontare delle storie, di cantare ancora delle canzoni, di pregare per loro e per il mondo, mentre fuori loro, fuori dai muri del Castello, la peste decima Firenze. Quanto tempo questo potrà durare ancora non lo sappiamo preghiamo Notre-Dame de Bourguillon guardiana della Fede , con San Sebastiano e Santa Corona specialmente invocata durante le epidemie
    Fabrice Hadjadj

  35. …bella la domanda dell’amico Torriani. La risposta che potresti ricevere ponendola a un “guardiano del popolo” (dal vigile del tuo quartiere a Giuseppi Conte) probabilmente potrebbe essere: perché il cane non ha il pannolino…mentre tua nipotina si e comunque la pipì se già ne è capace la fa educatamente a casa…
    Qui gli affetti sono stati totalmente esclusi da ogni ragionamento; pensa solo al fatto dei tanti nonni che sono caduti in questa battaglia e ci hanno lasciato senza il “piacere” di un saluto dai loro famigliari…
    Non è consolante, ma è così.

  36. Cari amici, anzitutto vi spero tutti bene, leggo la news e reagisco con queste modeste riflessioni
    A) Mi interessa passare dalla parte destruens a quella construens, dunque potremmo aiutarci a individuarla, partendo dai livelli che sono alla nostra portata
    B) Io credo che il dopo virus sarà un po’ come il dopo ’29, cioè si aprirà la questione di un New Deal, per dirla in modo da farmi capire
    C) Dunque è evidente che la pars construnes andrà da livelli alla nostra portata ( per es.con la flessione richiesta da questo evento possiamo continuare il lavoro iniziato con la lettera sul pensiero unico) a livelli mega di altro tipo , in questo mega livello sta il modello economico . Io penso che occorra francamente ammettere che su questo abbiamo molto da imparare, molti maestri da cercare, molta scuola da farci per non essere”fuori”. Nel piccolo della nostra associazione, nel piccolo di altre associazioni amiche penso dovremmo avere a cuore di cercare, di segnalarci criteri validi per poter valutare e proporre alcun che e anche per situare meglio ciò che potrebbe essere alla nostra portata.
    Apprezzo la News inviata per il fatto che apre la visione sui segni dei tempi . Sono tempi che più che mai richiedono la nostra conversione, ma chiedono anche che da quella scaturisca un sguardo su tutto, anche sull’economia.
    Propongo un’apericena virtuale, tra un po’!!!

  37. Nonni e nipoti al tempo del Coronavirus

    Sono felice nonno di 5 nipoti in età diversa dai 10 anni ai 2 mesi .
    Stiamo soffrendo molto ( io e la nonna) per la mancanza di contatto fisico con loro.
    I tre più grandi non li vediamo dal 24 febbraio , da quando , approfittando della chiusura delle scuole sono andati in montagna una settimana.
    La domanda che mi faccio e vi faccio è la seguente:
    Nelle norme del “Io resto a casa ” è precisato che si può portare fuori il cane per un giretto e espletare i suoi bisogni, ora ditemi perchè io non posso portare a fare un giro in passeggino la mia nipotina di 15 mesi , rispettando ovviamente le distanze ?
    Mi sembra una limitazione assurda , tenuto anche conto che mia figlia , ovviamente a casa dal lavoro, ha un altro bimbo di due mesi e non ha la baby sitter.
    Forse i cani valgono più dei nipotini ?
    Un caro saluto a tutti i nonni e le nonne in questo periodo di forzata clausura e di affetti negati!

  38. Nonni e nipoti al tempo del coronavirus

    Prima che le recenti restrizioni varate dal governo limitassero gli spostamenti nell’area lombarda ho avuto l’occasione di trascorrere una settimana di ”quarantena” in una casa sul lago Maggiore con tre miei nipoti maschi di 8 11 e 13 anni.
    I primi giorni passarono in un clima di euforia: “Siamo in vacanza, possiamo fare tutto quello che vogliamo! “ Così si lanciarono in partite al pallone , in campionati con Fortnight , in sedute con Youtube e giochi al cellulare.
    Ma al terzo giorno iniziò a suonare un campanello d’allarme e improvvisamente si fece strada una sottile noia, come una consunzione per eccesso di consumo.
    Mi convinsi una volta dipiù che i ragazzi per crescere hanno bisogno di qualcosa d’altro da sè e che la noia è tale perché sembra sospendere la corsa alla crescita. Decisi allora di varare un regolamento orario a cui attenersi del tipo ore 9,30 sveglia 10/12 studio 12/13 gioco e così via sino a fine giornata come primo semplice antidoto a giornate senza nessun ordine.
    L’iniziativa piacque e sembrò placare gli animi perché in verità rispondeva al bisogno di una struttura oggettiva a cui ancorarsi per comprendere che un io lasciato a se stesso inaridisce.
    A quel punto Il maggiore dei nipoti (terza media) si imbattè nella “scuola virtuale” e si trovò a combattere con una mole considerevole di compiti , con interventi di insegnanti che si accavallavano richiedendo risposte immediate e , a peggiorare la situazione, dovette affrontare ripetute cadute di energia elettrica dovute alla zona isolata del paesello. Risultato: non ci capisco niente , non lo so fare, non lo faccio! Con queste parole drammatiche il nipote chiuse il computer!
    Cosi un baluardo del mainstreaming consumista “tutto è virtuale” cadeva pur restando la positività del lavoro di tanti insegnanti e la necessità di garantire agli studenti le lezioni a distanza.
    Mi accorsi che improvvisamente i miei nipoti sembravano avere nostalgia di ciò che è la scuola: luogo di conoscenza e di apprendimento ma attraverso volti, amicizie, di una vita fatta di cose serie, di scherzi, di emozioni , in una parola di relazioni umane senza le quali il sapere perdeva di sapore.
    Ancora una volta un apprendimento scollato da una relazione si rivelava uno strumento arido e inefficace smentendo un” mantra “che per anni ha attraversato la scuola italiana : a scuola si devono solo offrire nozioni, guai a personalismi, guai ad educare!
    A tale proposito mi permetto suggerire la lettura di un racconto breve di Isaac Asimov dal titolo ”Chissà come si divertivano”( il meglio di Asimov ,vol.1, Mondadori 1973).
    Asimov, genio degli scritti di fantascienza, immagina che una bambina 13 enne, Maggie , nell’anno 2157 scopra in un solaio un vero libro , antichissimo, che risaliva a quando suo nonno era bambino in una epoca in cui tutte le storie erano stampate su carta. Maggie è stupitissima perchè di libri ormai non ce n’erano più e l’apprendimento avveniva solo attraverso lo schermo del computer con un insegnante meccanico che dettava i compiti a ciascun alunno , singolarmente.
    “Maggie pensava alle vecchie scuole che c’erano quando il nonno di suo nonno era bambino. Ci andavano i ragazzi di tutto il vicinato, sedevano insieme in classe e imparavano le stesse cose…così potevano darsi una mano a fare i compiti e parlare di quello che avevano da studiare. I maestri erano persone…
    L’ insegnante meccanico intanto faceva lampeggiare sullo schermo” quando addizioniamo le frazioni 1/2 +1/4 …”
    Maggie stava pensando ai bambini di quel tempo e a come dovevano amare la scuola….Chissà, stava pensando, come si divertivano!
    Sicuramente leggerò ai miei nipoti questo delizioso racconto tornatomi in mente nei giorni del coronavirus, eccezionale evento fonte di sofferenze e di eventi drammatici ma anche occasione di riflessioni e domande.

  39. La nostre recenti esperienze di nonni
    In occasione dello spazio che ci è stato dato su radio Maria giovedì 12 marzo, nella Trasmissione tenuta dalle 10,30 alle 12 da Luisa Ribolzi, abbiamo dialogato tra noi nonni per la preparazione. Le domande su cui ci siamo preparati confrontandoci tra noi erano A) Come i nonni stanno vivendo questa situazione in cui molte cose più di prima sono delegate alla famiglia ? B) qual è, più in generale, l’esperienza dei nonni che assistono nello studio i nipoti?
    Al di là di quello che sono riuscita a dire nella trasmissione, è stato utile raccontarci l’esperienza su queste due situazioni che viviamo, la metto in comune
    Risposta alla domanda A
    Abbiamo differenti situazioni, tutte da vivere. Per molti nonni la situazione è andata variandosi e recentissimamente i figli hanno deciso di non far andare più i nipoti per preservare i nonni. Per altri nonni la collaborazione continua ad essere richiesta perché non tutti lavorano a casa. Infine ci sono nonni diciamo così “intrappolati” perché tempo fa quando la situazione era iniziale hanno offerto la loro casa fuori città ai nipoti ed ora sono insieme magari anche del tutto senza i genitori. Intanto per il primo caso ( nonni senza nipoti per precauzione) c’è un aspetto positivo non del tutto secondario. A volte il parcheggio assicurato è un po’ eccessivo, ora c’è un richiamo a riequilibrare e a mettersi nei panni dei nonni.. E anche per i nonni, spesso incapaci di dire un no, questo aiuta ad un riequilibrio, sono stimolati ad affiancare e dialogare con i figli.
    Le preoccupazioni che ci muovono e che ci siamo comunicate vanno in queste direzioni, dato che possiamo comunque collegarci con figli e nipoti in vario modo
    1 Cerchiamo di collaborare con i genitori per capire che questo momento nuovo e unico per tutti conferma a noi nonni , seppur in modo del tutto particolare, una cosa non nuova : dipendiamo gli uni dagli altri , c’è un bene comune cui guardare. Tutti debbono capire quale sia il loro compito, in relazione a un bene comune. A fianco dei gesti richiesti i dalle istituzioni, abbiamo proposto il pregare gli uni per gli altri, anche spiegando che questo è per noi nonni il fare più importante. Molti nonni sono insegnanti non della scuola istituzionale, ma perché fanno catechismo in parrocchia e anche questo loro ruolo stimola a testimoniare ai ragazzi-nipoti il senso di quanto accade. Molti nonni catechisti hanno mandato messaggi in questo tempo di silenzio, anche dell’ora di catechismo. Per fare capire questa nostra interdipendenza e l’aiuto reciproco, alcuni nonni hanno utilizzato la tradizione: chi ha raccontato della solidarietà del periodo dei bombardamenti e dell’essere sfollati (cosa che i ragazzi non sanno e che ci viene a nostra volta dai nostri genitori), una nonna che si è ispirata al the della nonna raccontato in questo blog (bello questo passarsi l’idea) ha letto qualche passo della descrizione del lazzaretto dove i frati assistono i malati e , disegnando anche lei con i nipoti, hanno fatto disegni della scena . Un nonno racconta che, una volta ogni tanto , in modo discreto e intervallato per non esagerare, racconta esempi di persone che danno aiuto concreto, costruendo un’antologia su “ il bene al tempo del coronavirus “ Sarà una “libera ricerca” che il nipote porterà a scuola

    2 In discesa all’input” ognuno faccia la sua parte per il bene comune”, stiamo valorizzando le indicazioni che vengono dalla scuola, perché questo tempo di non scuola non sia sentito come pura vacanza , inizialmente c’è stata nelle case un po’ di confusione perché a volte gli insegnanti sono stati un po’ individualisti nel mandare le loro indicazioni, non si sono molto coordinati , oppure pensano a famiglie con al massimo due figli , ma molti dei nostri figli hanno numerosi figli. .ci vorrebbero 4 computer in casa! Una nonna di noi si è improvvisata vigile urbano, abitando vicina ai nipoti e ha distribuito angoli e stanze anche della sua casa per permettere i diversi lavori dei ben 5 nipoti. Una nonna ha valorizzato la lettera che il suo parroco ha inviato ai ragazzi della parrocchia, che rammentava il significato etimologico del verbo studere=cercare, = avere curiosità e passione. Ha dunque sollecitato il nipote, in questa fase di tempo disteso (lui che ammonticchia tutto all’ultimo momento per vomitare il tutto quando arriva la verifica) a cercare qualcosa di interessante. Sembra che abbia avuto qualche effetto leggendo i testi di un autore latino. Per alcuni nonni è stato facile valorizzare quelle indicazioni che la scuola ha dato nella direzione di un fare-divertendosi. Alcuni esempi: una scuola ha proposto un concorso di raccontini di fantascienza, un’altra una ricerca di canzoni che hanno segnato tappe della storia del Novecento.
    3 Più ampiamente, un aspetto molto sentito dai nonni è stato quella di collaborare con i genitori a costruire una regola nella giornata . I nonni hanno dato importanza alla capacità di darsi una regola tra svago e studio, ne hanno parlato con i nipoti , ovviamente valorizzando quanto propongono o quanto hanno deciso insieme ai genitori. E’ Importante affrontare familiarmente una situazione nuova, in cui le agenzie che organizzano il tempo libero non ci sono. Una nonna sepolta in casa coi nipotini e un’altra via Skip propone, per il tempo libero, ricette di cucina da fare con i nipotini. Una nonna che li ha a casa ha fatto scoprire alle due nipotine la bellezza di due abilità che lei ha maturato nella vita, le aveva tristemente messe in soffitta, ma sono risultate novità assoluta per le bimbe: il ricamo e il lavoro a maglia!! Un nonno che compone canzoni e suona la chitarra ha inventato e musicato una canzone -messaggio sulle regole da seguire e l’ha comunicata agli altri nonni per i loro nipoti via chat

    Risposta alla domanda B
    In fondo noi nonni siamo chiamati a utilizzare, in questo epocale frangente, anche della possibilità di cui usufruiamo nel tempo normali quando li assistiamo nello studio: la possibilità di prescindere dall’ansia del puro esito scolastico e di utilizzare il tempo calmo del pomeriggio di studio Ecco qualche aspetto che è emerso
    A ) Attenzione a interessi”nascosti” che emergono tra le pieghe del lavoro scolastico . Nonna Adriana ci ha raccontato di come ha valorizzato l’interessa della nipotina che per la prima volta ha letto un intero libro, lei che non legge mai. Un’altra nonna è stata chiamata espressamente in causa dalla nipotina che voleva prepararsi con lei in religione, la nonna si è accorta del grande interesse per gli argomenti, di contro alla decisione della sua mamma di non farle continuare il catechismo per la cresima.Ne è risultata una possibilità forte di dialogo con la nuora.
    B) A volte abbiamo la possibilità di uscire dai confini scolastici per approfondimenti liberamente condivisi tra nonni e nipoti. Sulla storia contemporanea si può integrare con il proprio vissuto Oltre a quanto già detto al proposito sul sito, ci sono altri esempi , vedi l’esempio del nonno che racconta del 68 o dell’est europeo sotto la cortina di ferro dove lui è stato. Vedi l’esempio di un nipote che ha chiesto alla nonna che ha un nome raro il perché e siccome il nome era quello del suo nonno (=trisnonno del nipote) tornato a sorpresa dal campo di Dachau, da lì la storia
    Oltre la narrazione storica: una nonna ha travolto con la sua passione per le etimologie un nipotino, e il bambino ha coinvolto la classe, allora la nonna è andata più volte in classe a spiegare il significato delle parole, i bambini hanno disegnato, ne è uscito un libretto.
    Un nonno con nipote adolescente, visto il suo grande interesse per la fisica, si è impegnato per veder insieme a lui questioni importanti attorno al grande tema Scienza-fede.Ne è uscito anche qui un libretto
    C ) Altra possibilità è capire meglio le difficoltà del nipotino
    D) Altra ancora è sollecitare i nipoti a far tesoro degli errori, a domandare all’insegnante quello che non capisce

  40. IL THE’ DELLA NONNA
    In questo periodo di coronavirus e di chiusura di scuole ed università, oltre che chiusura di musei, cinema, teatri, chiese, oratori, palestre, nonché di annullamento di occasioni culturali di incontro e quant’altro, va da sé che la vita dei nonni è stata messa a dura prova causa rischio ‘fancazzismo’ da parte dei nipoti (l’ozio è il padre dei vizi’, si diceva un tempo).
    La nonna Anna ha pensato bene di proporre ai nipoti un ‘Thè dalla Nonna’: come ciascun vede, una indegna imitazione del ‘Caffè del Nonno’ ideato e ampiamente documentato sul nostro sito dal nostro amico Paolo De Carli. La nonna Anna ha insegnato per anni Italiano e Latino ed è talmente appassionata di letteratura da aver regalato a tutte le famiglie dei figli almeno la Divina Commedia, I Promessi Sposi e alcuni Classici che “non possono mancare in nessuna famiglia”.
    In questa circostanza, non solo si è messa a rileggere con gran gusto I Promessi Sposi e la Storia della Colonna Infame, ma ha invitato figli e nipoti a leggerne insieme alcune pagine un pomeriggio di domenica. I nonni Natale hanno 12 nipoti, di cui due che sono attualmente in America e qualcuno ancora un po’ piccolo, ma quei pochi che son riusciti a venire credo abbiano fatto una bella esperienza di lettura e di coinvolgimento. Abbiamo letto alcuni passi dei capitoli XXXI e XXXII, altre storie le ha raccontate la nonna, poi siamo usciti dalla ‘Quarantena’ in casa, cui siamo costretti in questi giorni, per andare a ‘internarci’ al Lazzaretto: visita dei luoghi manzoniani, che sono abbastanza vicini a casa nostra, dai pochi resti del muro del Lazzaretto alla chiesa rotonda del San Carlino.
    Abbiamo anche pensato di organizzare una visita alla casa di Manzoni ed una gita a Lecco.
    Ci siamo divertiti. Direi che è stato utile, sia per chi non aveva ancora mai letto il romanzo sia per chi lo aveva letto a scuola, che magari si è ulteriormente incuriosito e appassionato.
    Da rifare!!!!

  41. UNA BUONA OCCASIONE.
    Consiglio tutti i nonni di approfittare del tempo libero domestico che offre la congiuntura presente per riascoltare e poter riflettere sui bellissimi incontri dei nonni, penso a quello sulla Dio generatore o a quello di Esserci su card Newman, e proporli ad amici e conoscenti. Non si tratta di teologia o antropologia astruse, ma della realtà che vivono i figli più giovani o i nipoti più grandi.

  42. Leggendo e rileggendo la lettera “Libertà, Potere e pesce rosso” mi sto rendendo conto che la valenza di quanto vi si dice va ben oltre una discussione da intavolare con i propri nipoti ( grandi, che io tra l’altro non ho ancora). Il concetto di libertà che viene evidenziato è contro la riduzione della stessa presente nella società oggi come 50 anni fa’. Mi son chiesto perché noi per primi abbiamo perso l’urgenza di farla presente nella società pur avendola apprezzata dalla conoscenza di un padre che oggi non è più fra di noi. Sicuramente tradimenti e insuccessi personali segnano, ma qui si può recuperare la strada che immediatamente riconosciamo come quella giusta.
    E allora la lettera ai nipoti la do anche a chi nipoti adolescenti non ne ce li ha ancora o a chi non potrà averli mai perché questa provocazione riguarda tutti.

  43. Giancarlo Politi

    I tempi stanno scivolando lentamente dalla fede e dalla morale verso atteggiamenti di accordo con tutti nel mondo.C’è chi lo chiama relativismo che, a mio parere, consiste nel tirare i principi e le regole per la giacca per adattarli ai nostri capricci e mode in tradimento delle nostre antiche tradizioni cattoliche.Oggi si parla più di buonismo che di bene,il male non si cita più, il catechismo è negletto,le chiese si svuotano come pure i confessionali ma le lunghe file per ricevere la SantaComunione si allungano;ma poche omelie sono attente nel comunicare che per fare la Comunione non basta il buonismo ma bisogna non avere peccati mortali,I Comandamenti ed i Precetti della Chiesa sono un ricordo vago. Insomma pochi parlano ancora di regole da rispettare, si parla di generico amore ma non si puntualizzano le Divine Parole:’’chi mi ama osserva i miei comandamenti’’.No tutto appare opzionale,tutto si può adattare alle mode del mondo dall’aborto volontario all’eutanasia (che taluni predicano per ‘’fare del bene’’ e per ‘’non fare soffrire’’ e tante altre cose che non elenco).Dagli altari spesso non si parla più come una volta;me lo fece notare un vecchio compagno di scuola.
    La liturgia si sfilaccia in tante chiassate talvolta;ma questo è il meno.
    La famiglia cattolica non è più quella di una volta.Il matrimonio è un optional;la convivenza una moda che ormai è divenuta quasi ‘’obbligatoria’’ per essere à la page.
    Penso che sarebbe l’ora di riesumare le regole che hanno retto la Chiesa per 2000 anni.
    Dopo aver riesumatole regole occorre che sacerdoti convinti della loro missione piano piano le facciano rispettare con il massimo della carità.Piano piano la macchia si allargherebbe e si tornerebbe a dire pane al pane e vino al vino,bene al bene e male al male e non viceversa.
    Credo che l’incipit del recupero delle cose cardine sia nel ripristinare un po’ di liturgia latina;Messa in primo luogo.Tanti credono che sia nostalgia.Tanti altri credono che occorrano gli ordini die Vescovi per recuperare la Santa Messa Tridentina Vetus Ordo. Invece non è vero,NESSUNO LA HA MAI ABOLITA anzi è stata reiterata con il ‘’Summorum Pontificum’’.Essa è viva e vegeta anche nelle vecchie leggi cardine della Chiesa Cattolica. Sostanzialmente se un parroco vuole celebrare questa liturgia non ha da chiedere il permesso a nessuno poiché sono le leggi della Chiesa che lo consentono. Se qualche ‘’superiore’’ lo vietasse,farebbe un errore.Oggi la gente è più istruita e vede bene il ritorno alle tradizioni;ciò almeno nelle feste e nelle altre solennità.Che male c’è a seguire le vecchie regole?
    Questa reintroduzione lenta ma continua della vecchia liturgia comporterebbe anche la Santa Comunione in ginocchio ed ‘’in ore’’ poiché ‘’in manibus’’ diventa pericoloso;specie se c’è affollamento.Ci possono essere malversazioni e comunque mancanze di rispetto talvolta. C’è una tavola del Tintoretto che mostra Gesù che dà SE STESSO dando la comunione ‘’in ore’’ al fedele.Bisogna anche reintrodurre il ‘’piattino’’ per non disperdere briciole anche piccolissime di Pane Consacrato. Se non si recuperano e se non si rafforzano CON CORAGGIO le tradizioni si rischia piano piano di scivolare nell’eresia.
    La gente semplice è un po’ confusa.Desidera(senza dirlo) Pastori e non mercenari che raddrizzino la situazione.
    Ho scritto anche troppo e forse in maniera apparentemente impertinente.Ne chiedo scusa.Sono vecchio e non temo di rovinarmi la carriera a dire le cose come le vedo.
    Spero rinasca un folto gruppo di sacerdoti che re-inizino a raddrizzare l’albero che,con poche radici pende. Io sono fuori moda;lo so ma non me ne importa.

  44. Sottoscrivo in toto quanto scrive l’amico Marco Zappa e a proposito degli effetti psicotropi del THC invito a fare un semplice test: chiedete ad un qualunque psichiatra ospedaliero quale è la più frequente causa di esordio di una psicosi nel giovane adulto.
    D’altronde non è un caso che il termine “assassino” derivi dall’arabo: hashishiya, cioè fumatore di hascisc.

  45. Penso che come associazione dovremmo dare un endorsement a tutto quel fronte che , da Gandolfini a San Patrignano passando anche per prof. Garattini del Mario Negri di Milano, ha levato una voce contro il pessimo segnale dato ai giovani dalla pronuncia di Cassazione sulla coltivazione domestica piante di cannabinoidi. E’ evidente nel nostro paese il tentativo di far passare la banalizzazione delle sostanze stupefacenti, prima tramite la voluta esagerazione della funzione terapeutica di tali sostanze, poi tramite il pubblico smercio al dettaglio della cosiddetta “Light”, i cui circuiti commerciali sono stati già sospettati di attività illecite di arricchimento (vedi incendio spaventoso alle porte di Milano a settembre 2019 , per detenzione di bombolette di butano come estraente, (https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/19_settembre_21/trezzano-incendio-ditta-cannabis-sospetti-legami-clan-85d15344-dbe5-11e9-a735-da9bf15c1819.shtml) e ultimamente con l’emendamento governativo bloccato in extremis dalla presidente Casellati. Da ultima è arrivata la Cassazione, le cui motivazioni non ancora note , saranno probabilmente un altro palese esempio di capovolgimento di logica e buon senso.
    Sto pensando che i nostri nipoti più piccoli avranno facilmente accesso a queste sostanze semplicemente andando a casa del compagno di scuola a fare i compiti e che , mentre da una parte, si grida alle sfide che essi dovranno affrontare per tenere il passo a questo mondo , ivi compresa quella mal impostata dei problemi climatici, dall’altra non si sa far altro che riversar loro addosso come fossero innocui, quella mollezza e nichilismo degli adulti che stanno facendo il declino della nostra società.
    L’invito a difendere la libertà di pensiero che faremo pubblicamente con l’incontro del 18 gennaio prossimo si sostanzia sicuramente con l’invito a difendere la verità.
    I tentativi di cui sopra sono proprio un affronto alla realtà dei dati , al punto che sono stati condotti in gran numero nelle settimane in cui la commissione governativa delle dipendenze ha reso noti i dati del 2018: tra gli altri, rispetto all’anno precedente aumento del 12% decessi per overdose e aumento del 12% infrazioni alla guida per droga, mentre il 96 % delle sostanze stupefacenti in uso è costituita per l’appunto da cannabinoidi e derivati dalle piantine in questione ( Rif: Centro Studi Livatino – Tempi, 28/12/2019)
    Di fronte a questa sfacciate negazione della realtà del pericolo, dell’imprudenza della pronuncia di Cassazione e del pessimo segnale dato alla società intera, suona molto chiaro il giudizio che il prof Garattini ha espresso riguardo la perizia di quei giudici: “Pessimo segnale ai giovani. Non è basilico da coltivare, fa danni seri al loro cervello.”
    A ognuno il suo!

    Per Vs comodità riporto qui l’intervista comparsa su il Giornale del 28/12/2019.

    Garattini, questa sentenza ha alzato l’asticella della tollerabilità sulle droghe leggere. Cosa ne pensa?
    «Penso sia molto grave. Non possiamo nemmeno più parlare di tolleranza ma di vero e proprio scarico di responsabilità. Da parte della società dovrebbe esserci uno sforzo enorme per evitare che i giovani cadano nella schiavitù della droga e invece accade esattamente il contrario».
    Ai giovani viene dato un messaggio sbagliato?
    «Tremendamente sbagliato. Di fronte a ragazzi che si drogano e si riempiono di alcol non possiamo dire che la cannabis si può coltivare in balcone, come fosse basilico, per uso personale».
    Al di là della percentuale di Thc contenuta?
    «Non ci sono soglie tollerabili e non tollerabili. La differenza la fa anche il numero di canne che si fumano nell’arco della giornata, magari una in fila all’altra, non solo la percentuale di Thc, che tra l’altro nella sentenza non è nemmeno specificata. Non c’era bisogno di aprire negozi che vendessero prodotti a base di marjiuana, non abbiamo fatto altro che alimentare un certo tipo di cultura. Realizzare i cannabis shop ha dato l’impressione che questa sostanza potesse essere assimilata a un alimento».
    Dal punto di vista chimico che danni provoca la cannabis?
    «Il cervello dei ragazzi si evolve fino ai 16-18 anni. Se un giovane fuma, avrà problemi di memoria, di concentrazione, di apprendimento. Farà fatica a prendere delle decisioni, come se fosse sotto una sorta di sedazione. Ci sono studi che dicono che, dopo quindici anni, si sviluppino più facilmente malattie psichiche. Penso sia molto importante mantenere fra i giovani l’idea che la cannabis sia una droga e possa dare effetti molto importanti anche a distanza di tempo se si assume in fase giovanile».
    A differenza di altri uomini di scienza, lei condanna droghe pesanti e leggere allo stesso modo.
    «Sì. Le droghe light aprono la porta all’uso di altri tipi di droghe più pesanti. Se alziamo la soglia della tollerabilità e prendiamo certe decisioni con leggerezza, non ci rendiamo contro che facilitiamo questo processo».
    L’istituto Mario Negri ha sempre misurato l’utilizzo di droghe. Ad esempio analizzando l’acqua degli scarichi urbani. Cosa è emerso dalle ultime analisi?
    «Analizzando i campioni di acqua prelevati, ci siamo resi conto che l’utilizzo di droghe è raddoppiato. Sia per quanto riguarda la cannabis, sia per quanto riguarda la cocaina, poiché rispetto a un tempo costa molto meno e quindi risulta più accessibile ai giovani. E in una fase come questa, dove l’allarme droga è alto in tutte le scuole, che facciamo? Consentiamo l’uso personale della cannabis».

  46. Cari amici,
    su sollecitazione di un nostro “giovane” associato abbiamo riaperto la porta del blog il cui accesso non è più protetto da pass-word. La “pubblicazione” di quanto vi si scrive è tuttavia soggetta ad una autorizzazione espressa di volta in volta dalla Associazione. Non vuol essere una censura, ma solo una prudente difesa da intrusioni operate da soggetti terzi.
    Detto questo l’invito che rivolgo a tutti soci ed amici è di utilizzare questo spazio intensamente con intelligenza e discrezione.
    Fatemi sapere, partendo da qui, la vostra opinione sulla sua utilità.

  47. La giornata di sabato 12 maggio a Villa Cagnola in quel di Gazzada è stata doppiamente interessante. Al mattino, grazie alle numerose testimonianze offerteci da Don Edo Canetta su tragici trascorsi famigliari di un consistente gruppo di italiani che negli anni di fine ottocento avevano costituito una corposa comunità in Ucraina; a seguito dei travolgimenti conseguenti all’instaurazione del regime sovietico prima e della seconda guerra mondiale poi, essa era stata praticamente disgregata. Peraltro i superstiti hanno saputo mantenere vivo un ricco bagaglio di ricordi che gli ha permesso di far rifiorire la loro speranza e difendere intatto il blocco dei loro valori fondamentali. Una dimostrazione fattuale della forza e dell’importanza della memoria.
    Dopo un buon pranzetto nei fascinosi locali dell’area storica della Villa, che ha aiutato a mantenere vivo l’ambiente amicale del nostro gruppo, abbiamo tenuto come da programma la nostra assemblea annuale toccando successivamente sia pure forse troppo velocemente i vari aspetti della nostra attività con uno sguardo ai prossimi obbiettivi.
    La santa messa celebrata dall’amico don Alberto Cozzi ha concluso la nostra giornata.
    Alcuni fortunati hanno poi visitato il piccolo ma ricchissimo museo della Villa che contiene pezzi di alto valore di ceramiche, porcellane e maioliche, fra quadri ed arazzi di pregio.

  48. Segnalo come prima cosa una iniziativa interessante : una Tavola Rotonda ( promossa da varie Associazioni) , cui parteciperanno persone del mondo cattolico impegnate a vario titolo: dalla cultura ( Invernizzi -Alleanza Cattolica, Cannella- Argomenti 2000) all’impegno politico (Broccanelli- Forza Italia, De Carli- PDF) a quello associativo (Soave- Sidef, Ciceri- Comitato quartiere VSGR). Confronto su un argomento impegnativo (i cattolici e le ultime elezioni) nella tensione verso punti comuni di impegno e lavoro.
    “Il cambiamento d’epoca, i cattolici e la politica : dalla frammentazione alla tensione unitaria”
    26 maggio ore 15,30 teatro di via Monte Peralba 15 Milano (metro gialla-Rogoredo)

    Come seconda cosa, altrettanto interessante, segnalo il libro scritto da una nostra amica Associata, Laura D’Incalci, che fa memoria di una opera di una donna cattolica in risposta a gravi bisogni nella zona di Como. Un piccolo fiume apparentemente carsico di una fede tutta al femminile che si traduce in carità e bene comune.
    Ecco il link dove si può trovare molto per sapere :https://www.itacaedizioni.it/catalogo/irma-meda/

  49. MI permetto segnalare su Youtube un video Intitolato Famiglia, alle radici della generazione, è un incontro fatto dopo la pubblicazione del documento sinodale sulla famiglia organizzato da CMC, parlano Fabrice Hadjadj che inserisce la questione della famiglia dentro la svolta epocale attuale, poi Eugenia Scabini, che completa circa il senso e la funzione della famiglia. Molto interessante, ovviamente per chi, come me, se l’ era lasciato sfuggire.

  50. Insieme a Lalla Succi, Nene Gaudio, Giovanna Rossi ci troviamo a riprendere la riflessione sul lavoro , in particolare vogliamo prendere in considerazione il tema donna e lavoro, come aiutare le donne più giovani ad approfondire l’identità femminile. Ci troviamo il 23 aprile, alle 17,30 a casa di Giovanna Rossi. Chi è interessato è ben accolto, per ulteriori informazioni e, soprattutto, per avere gli spunti da cui partire , ci si può rivolgere a Innocenza Laguri :lagurip@hotmail.com. A presto

  51. Mi è piaciuta la serenità felice che traspare dal messaggio di Salvatore nel vedere il fluire della vita di figli e nipoti sulla traccia della sua. E’ senz’altro segno di una paternità costruttiva e di una nonnità aperta.
    Buon lavoro a te caro amico.

  52. Sono molto contento di essermi associato perchè ritengo che “stare” insieme con chi ad una certà età vive come prima e direi più di prima il desiderio di gustarsi la vita anche quando biologicamente incomincia a portare il peso del tempo trascorso è “una cosa dell’altro mondo in questo mondo” direbbe Don Giuss. Nel contesto in cui ci troviamo a vivere sicuramente non è un fatto scontato. Sono papà di quattro figli (due sposati e due ancora in casa, fanno l’Università) e di quattro nipoti. Mi accorgo che, oltre ai nostri figli, anche i nipoti ci guardano e vogliono vedere nei nostri volti che è possibile l’Avventura della vita buona. Mia nipote Benedetta, terza media, quando siamo a tavola la domenica a mezzogiorno mi tempesta di domande su tutto. Quando le ho chiesto che tipo di scuola avesse scelto per il prossimo anno mi ha risposto il Liceo classico. Anch’io ho fatto il classico e la cosa mi ha sorpreso perchè non ho mai dato un suggerimento in tal senso. Sarà un caso oppure è il desiderio di fare i passi che hanno segnato la vita del proprio nonno e che ne porta i tratti nel proprio volto? E’ una domanda che da un pò di giorni mi sta accompagnando. Altra coincidenza e che le ultime due figlie anche loro hanno frequentato il classico e adesso una fa Lettere moderne ed una Storia e filosofia. Sarà una semplice coincidenza oppure un “contagio” di un certo modo di abitare la propria umanità? Grazie per l’attenzione ed un grandissimo buon lavoro.

  53. Se pure può considerarsi un successo essere arrivati a riunire in questi quattro anni oltre 250 amici, non posiamo esserne contenti; infatti la nostra potenza di fuoco, quanto a idee, energie e iniziative non riesce totalmente ad esprimersi se non riusciamo a raggiungere almeno 500 associati. Peraltro semplicisticamente per risolvere questo problema basterebbe che ogni associato si impegnasse a portare ad associarsi un nuovo amico entro l’anno. La domanda è: possiamo chiedervelo?
    Fatemi avere le vostre osservazioni.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

The maximum upload file size: 2 MB. You can upload: image, document. Links to YouTube, Facebook, Twitter and other services inserted in the comment text will be automatically embedded. Drop file here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.