Blog Nonni 2.0

IL BLOG

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Per chi non lo sapesse, il termine BLOG è nato alla fine del secolo scorso da una contrazione di “web” e “log” e si può liberamente tradurre come “spazio in rete”, spazio che vorremo fosse da voi utilizzato per commentare gli articoli del sito, proporre iniziative, mettere in comune esperienze, difficoltà, problemi, critiche, suggerimenti, segnalazione di libri letti, esperienze di bei momenti con i propri nipoti, ricordi della vostra infanzia e mille altre cose ancora.

Il BLOG infatti è una sorta di “bacheca” elettronica, per dar modo di confrontarci su tutta l’ampio ventaglio della nostra “nonnità” da aprire a tutti gli altri amici ed instaurare così un dialogo, non diversamente da un incontro fisico, col vantaggio che il residuo scritto non volatilizza.

Per noi diventerà poi una fonte di idee per far progredire la nostra attività in linea con il sentiment condiviso del nostro gruppo.

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53 thoughts on “IL BLOG

  1. LA DIDATTICA A DISTANZA E’ NATA IN RAI, questo è il titolo dell’articolo allegato su un tema attualissimo, croce e delizia di tanti studenti, insegnanti, genitori. Esso rievoca una pagina importante per il servizio pubblico e per il Paese che rischia di sparire dalla memoria collettiva. Non c’era solo il Maestro Manzi, ma anche Telescuola, le Trasmissioni Integrative Scolastiche, la rubrica “Sapere”, il Dipartimento Scuola Educazione, la rete di classi-pilota, le pubblicazioni di accompagnamento. E tornano alla mente dirigenti storici che hanno promosso tutto questo: Marcello Rodinò. Ettore Bernabei, Massimo Fichera, Franco Melandri, oltre al sottoscritto che giovanissimo ha vissuto dal di dentro quell’esperienza.

    DAD Rai

  2. Senza distoglierci dal tema che bolle in pentola, quello della scuola, mando al blog questo contributo che risente della mia recente esperienza e prende le mosse dalla lezione del libro “Storie di nonne, nonni e nipoti” così come evidenziata da don A. Cozzi nel suo intervento a commento del libro stesso.
    1. Eredità e promessa, due termini emersi con prepotenza nella vicenda della mia degenza in ospedale dove per dodici giorni sono stato in bilico tra l’ultimo gradino del peggioramento del Covid e la regressione della malattia, che poi fortunatamente è avvenuta.
    Nei momenti in cui ti può realisticamente lasciare la vita, cosa è rimasto? L’affetto dei familiari, espresso e a volte inespresso, e la speranza che i segni di questa vita che lasci si tramutino in una realtà più grande.
    Che tutto fosse utile, anche la buona accettazione del sacrificio supremo, è una coscienza che grazie a Dio mi ha accompagnato. Che fosse utile per coloro che avrei lasciato. Ai figli e ai nipoti bisogna insegnare a vivere, sicuramente è la prima cosa, ma, al momento opportuno, anche insegnare a morire.
    Un importante nota bene: si può insegnare a morire se e solo se prima hai insegnato a vivere.
    Perché l’eredità è soprattutto in termini di vita, di come si vive. E perché la promessa, che riguarda alla fine l’eternità, si sviluppa solo in questa vita.

    2. Cosa è questa eredità se non l’introduzione alla grande avventura della vita?
    Con il mio nipote più grande, 4 anni, io la vivo così. E qui forse dico una cosa risaputa per i nonni più maturi di me.
    Ho osservato che più che organizzare giochi per lui (che pure ci vogliono, ma quando uno come me, non ne è capace, non ce n’è!), il bambino si trova bene quando vede gli adulti in azione, lavorare, fare.
    E partecipa a suo modo imitando, facendo quel che gli si può far fare, chiedendo e apprendendo pezzi di realtà che gli aprono l’orizzonte.
    In pratica io faccio quel che devo fare (tranne la manutenzione all’impianto elettrico, per capirci) e lo faccio per come si può fare in sua presenza.
    Chiaro che se è come tre sabati addietro, che ho raccolto i cachi per 3 ore, il bambino dopo un po’ si stanca e va’ a giocare. Ma anche qui: spesso i suoi giochi sono imitazione di quel che vede fare. Ci ha visti riparare uno stipite rovinatosi, con la sabbia avanzata va’ in giro a chiudere i buchi presenti nella murella. Insomma si arriva a sera presto, difficilmente si pone il problema di “gestirlo”.
    Hanno una aspettativa, dobbiamo riempirla con la verità delle cose e dei fatti. E la risonanza di questi arriva, tramite il bambino stesso, immediatamente a scuola, dove pure le maestre, laddove congruo, vogliono ripetere simili esperienze.
    Sintetizzando: questo del vedere adulti, e i nonni in particolare, “in azione” mi sembra un principio generale per l’educazione. Mi piacerebbe sentire su questo il parere dei nonni più maturi.

    3. Mi rendo conto che c’è una condizione per questo: che io, cioè i nonni, si trovino ad avere uno sguardo positivo sulla vita nonostante tutto.

  3. Un bell’articolo di Robi Ronza, pubblicato sul suo sito ww.robironza.wordpress.com sul tema della prossima consultazione referendaria.

    Voterò “no” al referendum popolare del 20-21 settembre prossimi e mi sento in dovere di spiegarne qui i motivi.
    In linea di principio non sono contrario a una riduzione del numero dei seggi delle Camere, che in caso di vittoria del “sì” diminuiranno da 315 a 200 (più i senatori a vita) nel caso del Senato e da 945 a 600 nel caso della Camera dei Deputati. Sono però contrario a che una modifica del genere si faccia isolatamente, e non nel quadro di una riforma complessiva delle istituzioni della Repubblica. Da sé sola infatti tale riduzione è a mio avviso come un colpo di scure calato a caso su una catasta di legna.
    Tenacemente voluta dal Movimento 5 Stelle, tale modifica è del tutto coerente con la filosofia politica di tale forza politica, che esplicitamente si ispira al progressismo autoritario del pensatore ginevrino settecentesco Jean-Jacques Rousseau e al suo giudizio negativo sulle istituzioni parlamentari. Ironizzare troppo sui 5 Stelle, sui loro deputati e senatori spesso improvvisati e sul fatto che il loro fondatore è un ex-comico non aiuta a capire che il loro è un progetto tanto preoccupante quanto nient’affatto casuale. Ha infatti un solido impianto culturale che è una sciocchezza non prendere sul serio. Caso mai c’è da domandarsi perché alle Camere la loro proposta sia stata condivisa da uno schieramento di forze tanto ampio quanto è bastato per farla giungere fino a questo punto.
    Come già ricordavo (cfr. in questo stesso sito Taglio dei parlamentari: il cruciale referendum di cui non si parla, 19 agosto 2020), il referendum del 20-21 settembre è il punto d’arrivo di una campagna di delegittimazione del sistema parlamentare, ispirata a nobili intenti ma molto pericolosa, che iniziò oltre dieci anni or sono. Il voto all’imminente referendum si situa in tale contesto. Occorre tenerne conto. Né va dimenticato che nel caso dei referendum costituzionali non c’è il quorum. Valgono quale che sia il numero degli elettori che si recano alle urne. Quindi l’astensione non equivale al “no”.
    Detto questo, resta vero che il sistema istituzionale definito dalla nostra Costituzione è da rifare. E per parte mia sono fra quelli che ritengono lo si debba rifare nel segno del riconoscimento del principio di sussidiarietà con tutto ciò che ne deriva innanzitutto nel rapporto tra società civile e istituzioni; e nel segno dell’autonomia piena e responsabile dei territori nonché di un governo e di un parlamento entrambi forti perché entrambi eletti direttamente dal popolo. Rispetto a una prospettiva del genere il “sì” al referendum del 20-21 settembre non vale tuttavia nemmeno come primo passo. E’ anzi un passo nella direzione opposta. Dunque ribadisco che voterò “no”.

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