Seveso 18 settembre 2021

Il primo incontro in presenza – dopo questo lungo periodo di lontananza forzata e di incontri solo virtuali – è stato fortemente caratterizzato dall’intervento, sempre lucido, profondo e sanamente provocante, di don Alberto Cozzi; in considerazione della sua importanza lo abbiamo inviato a tutti i soci via mail. Se per caso non avete ancora avuto occasione di leggerlo, ve lo consigliamo caldamente: ne vale davvero la pena!

Il proseguimento della giornata ha visto una relazione di Peppino Zola sull’attività dell’Associazione e, nel pomeriggio, diversi interventi che di seguito riproponiamo, sintetizzandone i passaggi a nostro parere più interessanti.

Nell’ultima parte della mattinata infatti, dopo l’intervento di don Alberto, ha preso la parola Peppino, che ha illustrato i temi, su cui l’Associazione è impegnata, anche con la funzione di stimolo per gli interventi del pomeriggio. In particolare, sono state date le informazioni che seguono.

Nel pomeriggio poi si sono susseguiti vari interventi, tutti interessanti e indici di una vivacità, che è un segno interessante di un’amicizia che va oltre l’appartenenza associativa. Per questioni di spazio, dobbiamo essere necessariamente sintetici e quindi ne daremo solo alcuni accenni, per così dire, “a tema”.

L’uomo che non riconosce la sua dipendenza

In  un estratto di Esserci sul libro di Ratzinger, si dice che molte delle tematiche che travagliano questa società sono il risultato di una battaglia tra l’uomo che vuole amministrare sé stesso e l’uomo che riconosce la sua dipendenza; su queste tematiche i Nonni dovrebbero interagire con i nipoti, senza sostituirsi ai figli e forse la loro azione può rivelarsi utile anche nei confronti di questi ultimi; nell’estratto di Esserci si tratta anche della confusione che in questa situazione si può ingenerare nei più piccoli e si cita un libro, che recentemente è stato molto reclamizzato nelle scuole sulle “Nuove Famiglie”.

Il problema delle “famiglie rifatte”

Dall’ esperienza di un nonno in un contesto familiare, che ne conta ben nove nonni a causa delle “famiglie rifatte”, si vedono scaturire diverse e molto complesse problematiche, che non possono che avere ricadute sui nipoti; affrontarle non è facile, ma resta necessario per il bene dei nipoti.

Essere “autentici” in una logica di vera “comunità”

Quel che conta è che i Nonni si preoccupino di essere “autentici”, molte sono le difficoltà che i nonni devono superare, ma il superamento è possibile se avviene nella comunità, perché nella comunità si lavora realmente sui problemi, “livellandoli”.

Importanza e attualità delle tre dimensioni del nostro agire

Viene richiamata l’attualità e l’importanza di tre dimensioni: Cultura, Giudizio, Azione. A partire da queste dobbiamo interrogarci sulle iniziative, che come Associazione facciamo. A maggior ragione in un momento storico in cui, come si dice nel libro di Dreher, siamo in una condizione di “totalitarismo morbido”, condizione da cui ci dobbiamo difendere e, comunque, uscire.

Una domanda di fondo: una partecipazione quasi sempre limitata numericamente ci consente ancora di usare in senso pieno il “noi”?

Viene posta in modo diretto la domanda “il Noi che ho sentito utilizzare durante questa giornata è giusto, è appropriato? O c’è qualcuno che potrebbe non riconoscersi in questo Noi?”. La domanda sorge perché la partecipazione alle iniziative associative è limitata a poche persone, rispetto al consistente numero degli associati; in sostanza: non è che i pochi che decidono, che prendono iniziativa in fondo non possono avere la conferma che poi ci sia una condivisione da parte di tutti gli altri?

La risposta: qualcuno che fa da “trascinatore” ci vuole, ma mai dare nulla per scontato

Il “noi” di 30 non va bene alla lunga, ma è meglio che ci siano i “trascinatori”; i rapporti tra noi non sono “scontati”, vanno coltivati e mantenuti; non siamo CL, ma dobbiamo usare un metodo e questo metodo è “essere in comune” ovvero “fare un cammino insieme”; le vie, le modalità per essere protagonisti nell’Associazione sono molteplici: quello che conta è la stima che ci lega; allora l’associazione andrà avanti, magari adagio, ma andrà avanti.

È con il lavoro personale che si può essere comunità

Occorre un lavoro “personale” per poi essere “comunità”; l’Associazione ha restituito dignità a questa figura dei nonni e quindi alla nostra attuale fase della vita; non dobbiamo avere timore dei cambiamenti o legarci a particolari rappresentazioni delle persone socie: l’inserimento di nuovi soci, magari un po’ più giovani, può portare nuova linfa e vitalità, elementi che sono un bene per la continuità della associazione; infine, occorre dire “apprezziamo le minoranze creative”.

Le apericene

I momenti del mercoledì devono rinsaldare i rapporti tra i soci; questi momenti vanno valorizzati maggiormente.

Comunicare anche al di fuori dell’Associazione

Sarebbe opportuno estendere la comunicazione associativa anche ai nostri nipoti; inoltre sarebbe importante favorire e incrementare i rapporti amichevoli con altre Associazioni, similari alla nostra, per sostenere le battaglie nostre e loro.

Perché partecipare?

È la seconda volta che partecipo, e mi sto convincendo che devo farlo di più; credo che, se vogliamo capire cosa vuol dire essere nonni, possiamo farlo meglio attraverso un confronto con gli “altri”, in particolare con quelli che sono nonni.

Alla fine, Peppino Zola ha chiuso l’incontro ricordando che tre parole sono emerse prepotentemente durante l’intera giornata: Ideale, Memoria e Preghiera. Per non far cadere i nostri ideali l’Associazione è lo strumento adatto; “teniamo vivi gli ideali”, ricorrendo a tutti gli strumenti che la provvidenza ci offre; “teniamo viva la memoria”, essendo orgogliosi di raccontare quello che abbiamo ricevuto; “pratichiamo la preghiera”, come risposta di libertà; ricordiamoci che siamo responsabili del convincimento nei confronti degli altri soci, ovvero di quelli che partecipano meno, o non sono quasi presenti.

Si conclude con il Padre Nostro.

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