Avevo ragione di rallegrarmi in anticipo alla sola notizia che Leone XIV stava per pubblicare una lettera apostolica sulle tematiche educative: essa è stata sottoscritta il 27 ottobre con il titolo ‘Disegnare nuove mappe di speranza’. Effettivamente, tale strepitoso documento riapre speranze su un problema fondamentale per la Chiesa e per l’intera umanità. Vorrei, a caldo, sottolineare alcuni punti di un vasto documento che dovrà essere approfondito in tutte le sedi competenti, per trarne le opportune conseguenze operative.
La lettera apostolica affronta il problema educativo in tutta la sua globalità, affermando, fin dall’inizio, che “viviamo in un ambiente educativo complesso, frammentato, digitalizzato. Proprio per questo è saggio fermarsi e recuperare lo sguardo sulla ‘cosmologia della paideia cristiana’: una visione che, lungo i secoli, ha saputo rinnovare sé stessa e ispirare positivamente tutte le poliedriche sfaccettature dell’educazione”. Mi pare un invito ad abbandonare ogni atteggiamento rassegnato, per riprendere dalla grande tradizione cattolica tutto ciò che può essere utile da trasmettere nel mondo complicato di oggi. Un intelligente invito a non arrendersi.
Mi ha molto colpito il punto 3 della lettera, dove si fanno alcune osservazioni che costituiscono vere e proprie provocazioni nei confronti delle distrazioni e delle dimenticanze di tanti. E anche delle ideologie imperanti. Si dice che “l’educazione cristiana è opera corale: nessuno educa da solo. La comunità educante è un noi che genera vita e si dice anche che “la verità si ricerca in comunità”. Si dice, citando San Henry Newman, che “la questione del rapporto tra fede e ragione non è un capitolo opzionale: la verità religiosa non è solo parte ma una condizione della conoscenza generale”. Probabilmente qualcuno si scandalizzerà! Si dice: “Bisogna anche fare attenzione a non cadere nell’illuminismo di una fides che fa pendant esclusivamente con la ratio”. Si dice che “educare è un atto di speranza e una passione che si rinnova perché manifesta la promessa che vediamo nel futuro dell’umanità”, in quanto “si promette il coraggio della verità e il balsamo della consolazione”. È proprio vero: occorre avere coraggio per educare alla strada della verità, perché si rischia di diventare impopolari ed a nessuno piace, istintivamente, l’impopolarità. Ho l’impressione che oggi, in tanti luoghi educativi, a partire dalla famiglia, manche proprio il coraggio di affrontare l’impopolarità nel compiere i gesti e nel pronunciare le parole con fini educativi. La lettera ci invita a questo coraggio.
Mi ha entusiasmato leggere quanto scritto al punto 4: “La dichiarazione conciliare ‘Gravissimum educationis’ riafferma il diritto di ciascuno all’educazione e indica la famiglia come prima scuola di umanità”. A conferma che “la formazione cristiana abbraccia l’intera persona”. Persona e famiglia, ecco le grandi parole che stanno all’origine di ogni preoccupazione educativa. Mi pare che anche nelle comunità cristiane debba crescere la coscienza circa il ruolo fondamentale e insostituibile della famiglia, che, quindi, deve essere sostenuta nell’adempimento di questo suo fondamentale compito. Ho la sensazione che in vario modo (e meritevolmente) si stia cercando di sostenere la famiglia in tante sue esigenze. Penso che il primo aspetto per il quale occorrerebbe aiutarla sia proprio quello educativo, come previsto dalla dottrina sociale della Chiesa e, nel campo civile, anche dalla nostra Costituzione mediante l’articolo 30. Occorrerebbe concentrare nella famiglia, per esempio, ogni aiuto nel rapporto tra scuola e famiglia, anzi, nel rapporto tra famiglia e scuola. Nel punto 5.3, la lettera apostolica di Leone XIV così sintetizza il problema. “la famiglia resta il primo luogo educativo. Le scuole cattoliche collaborano con i genitori, non li sostituiscono perché il “dovere dell’educazione, soprattutto religiosa, spetta loro prima che a chiunque altro”. L’alleanza educativa richiede intenzionalità, ascolto e corresponsabilità. Si costruisce con processi, strumenti, verifiche condivise. È fatica e benedizione. Quando funziona, suscita fiducia; quando manca, tutto si fa più fragile. Mi pare che venga indicato alle scuole cattoliche un compito duro ma affascinante. Speriamo che le famiglie, d’altra parte, sappiano nuovamente farsi carico di questa loro responsabilità.
Devo dire che mi ha impressionato il punto 10.4, anche perché mi pare che esso metta in crisi la pigrizia con cui l’intero mondo cattolico ha finora affrontato il tema delle famiglie povere di fronte al problema educativo. A tale proposito, Leone XIV scrive che la costellazione delle opere educative cattoliche (che sono molte e capillari) “esige qualità e coraggio: qualità nella progettazione pedagogica, nella formazione dei docenti, nella governance; coraggio nel garantire accesso ai più poveri, nel sostenere famiglie fragili, nel promuovere borse di studio e politiche inclusive. La gratuità evangelica non è retorica: è stile di relazione, metodo e obiettivo. Là dove l’accesso all’istruzione resta privilegio, la Chiesa deve spingere le porte e inventare strade, perché ‘perdere i poveri’ equivale a perdere la scuola stessa”. Queste chiare, precise e autorevoli parole pongono un serio e ineludibile problema non solo alle scuole cattoliche, ma all’intera società, visto che si tratta di tutelare i diritti delle famiglie povere, in vista di un compito che è essenziale per l’intera società, trattandosi di educazione. Vi sono conseguenze operative che devono essere affrontate all’interno delle nostre scuole; ma vi sono anche conseguenze che si rivolgono all’esterno, fino al livello politico. Le scuole cattoliche devono, insieme alle famiglie, scendere in campo perché ad ogni cittadino sia data la possibilità di scegliere la scuola ritenuta migliore per i propri figli. Si tratta di una lotta eticamente doverosa. Le scuole cattoliche non possono rassegnarsi ad essere di fatto, anche contro la propria intenzione, le scuole dei ricchi. Mi pare che l’auspicio del Papa debba cambiare molti degli atteggiamenti pubblici e privati tenuti finora.
Questa importante lettera apostolica merita una lettura approfondita, tanto essa è importante. Qui ho voluto solo accennare, a caldo ripeto, ad alcuni aspetti che mi hanno particolarmente colpito. Spero che si apra un ampio dibattito in proposito.
Peppino Zola
