Le nostre responsabilità

«l’Europa deve e può cambiare. Deve e può riformarsi. Se non è in grado di aiutare economicamente i Paesi da cui provengono i profughi, deve porsi il problema di come affrontare questa grande sfida che è in primo luogo umanitaria, ma non solo. Si è rotto un sistema educativo: quello che trasmetteva i valori dai nonni ai nipoti, dai genitori ai figli. Ebbene, occorre porsi il problema di come ricostruirlo».

Queste le parole di Francesco in uno dei recenti incontri a Santa Marta, riprese ieri dal Corriere della Sera in un articolo di Massimo Franchi.

Le abbiamo estratte perché ancora una volta il Papa ha parlato dei nonni e della loro indispensabile funzione educativa, essenziale per preservare il nostro mondo da ondate decostruttive che, tagliandone le  basi, porteranno ineluttabilmente alla sua distruzione.

Il richiamo è forte e ci deve far riflettere. Noi nonni non possiamo più limitarci a raccomandare ai nostri nipoti di stare diritti a tavola e mangiare senza sbattere la bocca. Dobbiamo aiutarli a comprendere quali siano i pericoli di una impostazione relativistica secondo la quale tutto quello che mi piace è giusto.

E si può partire dalle cose di tutti i giorni. Un’occasione la si trova ad ogni passo; domani sera in TV al Festival di San Remo sarà presente fra gli ospiti anche il venerato Elton John che, ne siamo certi, oltre che ad incantarci con una sua bella canzone, coglierà senz’altro l’occasione per parlare della sua “famiglia felice” costruita sull’abominio dell’uso di donne trattate come macchine riproduttive.

Bene, spieghiamo ai nostri nipoti con giuste anche se crude parole cosa ha fatto questo mostro per soddisfare il suo piacere di avere un figlio. Sarà una goccia, ma seminata nel terreno fertile di una giovane mente l’aiuterà a iniziare a guardare la realtà con occhi più attenti.