Le notizie straripano la confusione avanza le incertezze minano

E’ sempre più  frastornante assistere al quotidiano bombardamento di notizie su fatti dolorosi, usati di proposito come razzi incendiari per accecare, scompigliare confondere le ragionevolezze, riempiendo le teste di  emozioni incontrollabili.

Il caso del DJ Fabo ne è l’esempio più recente.

Per riordinare le nostre idee abbiamo chiesto aiuto a un saggio e competente amico il Prof. Don Roberto Colombo, docente di Biochimica all’Università del Sacro Cuore di Roma.

Lo aspettiamo giovedì 9 marzo alle ore 21 nell’Auditorium del Rosetum, a Milano in via Pisanello 1.

In attesa di incontrarlo e affrontare con lui il merito di questa delicatissima questione, ci permettiamo di proporre alcuni spunti che riteniamo importanti per una preventiva riflessione .

  1. La strumentalizzazione
    Innanzi tutto, non possiamo non giudicare molto negativamente il comportamento tenuto dal radicale Cappato, che si è messo sulla stessa strada di Pannella (nel caso del divorzio) e della Bonino (nel caso dell’aborto), strumentalizzando in modo vergognoso un “caso pietoso” (nei confronti del quale occorrerebbe solo un silenzio pieno di preghiera), per farne oggetto di una grancassa mediatica, che ha il solo effetto di parlare all’istinto ed all’emozione della gente e non ad una ragione meditata.
  2. La confusione
    Il dibattito di questi giorni sta avvenendo all’interno di una grande (e voluta) confusione, con la quale si mescolano temi  assolutamente differenti tra di loro. Il “testamento biologico” non ha nulla a che fare con il tema del suicidio assistito; ed il suicidio non ha nulla a che fare con l’eutanasia, la quale, a sua volta, può essere attiva o passiva. Senza contare poi che sullo sfondo di tutti questi temi vi sono quelli relativi alla vita, alla morte, alla libertà, al dolore. Riteniamo che sia irresponsabile aprire un dibattito senza operare queste necessarie distinzioni.
  3. La dignità della vita
    E’ evidente che il grande tema di fondo è quello che riguarda la concezione che si ha della vita, che sta alla base di ogni problematica umana. L’elemento più inquietante delle discussioni di questi giorni è che si vuole affermare una cultura che considera, a seconda dei casi e in base a criteri totalmente soggettivi, gradi diversi di dignità di vita. Invece, la vita, dal momento del concepimento al momento della morte naturale, è sempre e comunque vita. Vita da rispettare e tutelare come dato di cui ognuno è tenuto a rendere conto. Infrangere questo principio significa aprire una strada che conduce ad un sicuro baratro.
  4. La libertà e il bene comune
    Altro elemento cardine del dibattito è quello che riguarda la libertà, che l’impostazione illuminista e laicista, interpretata oggi dalla cultura dominante, considera un valore assoluto nelle mani esclusive di ogni individuo. Se si dovesse andare fino al fondo di questa concezione si dovrebbero abolire tutti i cadici (penale, civile, ecc.) scritti a tutela del bene comune; e sarebbe la fine di ogni comunità e di ogni società.
    Se guardiamo indietro possiamo vedere quante lesioni ha già causato al bene comune l’apertura e la rincorsa al riconoscimento di pretese libertà individuali:  il divorzio facile contribuisce alla morte della famiglia; l’aborto libero impedisce la vita di milioni di persone. Così la libertà assoluta sul fine vita toglierebbe il senso ad ogni vita. La libertà vera, invece, riconoscendo il bene comune, ci aiuta ad andare nella direzione buona per tutti.
  5. Le nostre responsabilità
    Questa drammatica circostanza costringe i cristiani, ed in particolare i cattolici, ad assumersi la chiara e pubblica responsabilità di riaffermare la positività dei grandi doni della vita e della libertà, illuminati dalla luce di un Dio che si è fatto carne per non lasciarci soli. Abbiamo la responsabilità di annunciare a tutti, senza cedimenti e senza falsi buonismi, che Cristo ci ha testimoniato che ogni vita ha un senso, perché ha un destino buono. Ricordiamo le parole pronunciate dal Card. Angelo Scola il 28 febbraio in Duomo: “La fatica, il dolore, ogni genere di prova, e persino la stessa morte non sono obiezione alla felicità propria della vita eterna, che è, lo ripeto, l’aldilà anticipato del centuplo quaggiù”.

DJ Fabo ha scritto che ha scelto il suicidio perché la sua vita non aveva più senso. Forse, se avesse incontrato un cristiano veramente innamorato di Cristo e del centuplo da Lui donato, avrebbe fatto un’altra scelta.

Giuseppe Zola