Il “Caffè del Nonno” – Il desiderio

Questo è un vero regalo di Natale. Ancora una volta il nostro amico Paolo De Carli ci ha passato il testo del suo recente incontro con i suoi nipoti con il quale ha affrontato un tema che agita nell’intimo il suo pubblico di adolescenti e giovani adulti all’inizio del loro viaggio cosciente nella vita.

L’incontro con altri, lo scontro con una realtà non ancora esplorata, le compagnie che si trasformano in amicizie profonde che dureranno negli anni, i primi amori, gli smarrimenti che ti prendono all’improvviso,questa è la gioventù.
Sotto tutto questo insieme sta la molla del desiderio, il voler realizzare una pienezza di sé che sarà sempre ambita, ma mai colmata e che ci sosterrà per tutta la vita.

Il nostro nonno Paolo ha saputo con il suo consueto garbo farne oggetto di un incontro particolarmente ben riuscito e ve lo offre per poterlo noi riproporre ai nostri nipoti e ai loro amici. Eccolo.

IL DESIDERIO

Cari ragazzi innanzi tutto vi indico in breve le cose di cui parleremo oggi. Poi voi direte le vostre esperienze ed osservazioni. Poi io svilupperò il tutto in una ulteriore sintesi.

PREMESSA

Faccio una premessa.

Poco tempo fa il Papa un certo senso ha parlato del Caffè del nonno. Commentando il libro pubblicato recentemente “La saggezza del tempo”.
In dialogo con Papa Francesco sulle grandi questioni della vita” curato da padre Antonio Spadaro il Papa ha detto che oggi si condivide tutto: foto, selfie, pensieri, post, brandelli di vita, esibizionismi, appartamenti, taxi.
E’ l’epoca dello “sharing”. L’unica cosa che non condividiamo più è la saggezza. La trasmissione di esperienze e di sapere che naturalmente connetteva le generazioni tra di loro si è interrotta perché stiamo rottamando gli anziani. “La nostra società ha privato i nonni della loro voce.
Abbiamo tolto lo spazio e l’opportunità di raccontarci le loro storie e la loro vita. Li abbiamo messi da parte e abbiamo perduto la loro saggezza… Il vecchio diventa sempre più colui che non sa rispetto ai giovani che sanno e sanno tra l’altro, anche perché hanno una maggiore facilità di apprendimento”.

Invece noi qui, adesso, al Caffè del nonno facciamo proprio il contrario di quello che fa la società, attuiamo quello che ha detto il Papa cioè la trasmissione tra le generazioni della saggezza, e non solo, ma della vita in generale.

Inoltre ho scoperto che questo tema del “desiderio” è il più di moda nella scuola di oggi. C’è infatti un concorso nazionale fra le scuole superiori che si chiama “Romanae disputationes”; quest’anno il tema è: “Un extrème desirnatura e possibilità del desiderio” in cui i docenti di ogni scuola saranno chiamati a riflettere per guidare i propri studenti nella produzione di un dialogo filosofico video o scritto da presentare al convegno finale di Bologna nel marzo 2019. Nell’attuale fase preparatoria gli studenti di un Istituto di Brescia hanno scritto per esempio: “Il desiderio è quella tensione alla completezza, al tornare a ciò che siamo, a sentirci realizzati e completi nella nostra incompletezza” oppure “l’unica presenza che mi fa compagnia è il mio cuore, i miei sogni, i miei desideri e le speranze per il mio futuro”.

GLI ARGOMENTI DI OGGI

Innanzitutto dobbiamo cercar di capire bene cos’è “il desiderio”, cos’è dentro di noi, e distinguerlo da altre cose che pure ci portiamo addosso, di distinguerlo innanzitutto dall’istinto, poi di distinguerlo dal bisogno.

Sono tutte molle che agiscono nell’uomo, fanno parte della nostra natura, cose che abbiamo dentro di noi e guai se non le avessimo.

I desideri veri sono i desideri del cuore sono i desideri grandi, infiniti. Sono fondamentali, sono quelli che rendono nobile l’uomo. Un uomo che non desiderasse sarebbe un omuncolo, un uomo ridotto.

Ma il mondo che ci circonda ci aiuta a vedere e a nutrire i nostri desideri veri o ci distrae e ci svia? Tutto il mondo è segno di qualcosa di più perfetto e di più bello e il mondo è tanto più interessante quanto più è segno. Quando noi percepiamo che una cosa è segno desideriamo ciò di cui è segno. Se abbiamo un fiore che sboccia alla finestra desideriamo la primavera. Il fiore che sboccia non è la primavera. Tutti questi segni ci fanno conoscere, ci introducono alla realtà, ci arricchiscono, ma per conoscere dobbiamo desiderare ed amare. La natura ci facilita mettendoci dentro istinti, bisogni e desideri ma noi con la nostra libertà, con la nostra affettività dobbiamo recepire e ordinare questa spinta spesso confusa e disordinata.

Qual è la cosa che desideriamo di più: è la nostra realizzazione; la nostra realizzazione è la somma e il compimento di tutte le più vere esigenze che abbiamo dentro.

Ma noi non siamo capaci di distinguere bene le esigenze vere,di farne la somma, di vedere il cammino per noi che queste disegnano. Noi magari diciamo: io sarei realizzato se fossi un grande calciatore, un grande musicista o un grande ingegnere informatico oppure semplicemente se io fossi molto ricco e potessi fare ciò che voglio. Ma non siamo capaci di vedere bene dentro noi stessi.

Ed ecco la disillusione quando abbiamo seguito troppo dei bisogni, degli ideali o dei miti che ci hanno trasmesso i social media, la televisione, i giornali o qualche compagnia. Allora tutto crolla.Magari diamo la colpa alla società e diciamo ad esempio “non c’è lavoro, non c’è nessuno che mi aiuta a fare quella cosa che mi sono messo in mente io”. E ci si può deprimere, non sentire più la spinta vera del desiderio. Avverrà allora di continuare a sentire la spinta dei bisogni e degli istinti ma sempre più con rabbia.

Solo Dio sa cosa c’è nel cuore di ogni uomo perché i cuori li ha creati Lui e li ha creati perché insieme formino una grande armonia, un grande concerto in cui ognuno si arricchisce dell’altro pur essendo diverso dall’altro.

Il destino lo ha disegnato Lui ed è in quel destino che tu potrai trovare la tua singolare, unica, irripetibile realizzazione. Nessuno ha un destino uguale al tuo e nessuno può realizzarsi allo stesso modo di te. Quindi sii sereno quello che potrai fare tu sarà unico, un contributo unico alla bellezza, alla bontà,alla giustizia del mondo.

Dunque tu hai già dentro già segnato il tuo destino infinito,il mondo perfetto, il cielo. Il vero maestro, il vero educatore sarà chi ti incontra e ti aiuta a svolgere quel destino unico quel compito unico.

Ma come si fa a non essere ingannati a non essere depistati e sviati dal mondo, dalla mentalità comune, da tutti quelli che non sanno vedere il mondo come segno?

Ci vuole qualcuno che ami il mio e il tuo destino, che lo veda e che lo ami. Tu non lo vedi bene perché sei piccolo sei giovane, lo senti ma non lo vedi chiaramente. Il desiderio è grande ma non sa svolgere la strada tra i miti del mondo, tra le tentazioni e le cattiverie.

Questo qualcuno bisogna incontrarlo, amando e desiderando il proprio compimento sino a che uno dice: ma questo signore capisce di me più di quanto capisco io stesso; quello che mi dice, l’esempio che mi dà, ha in me una corrispondenza profonda.

Allora chi mi ama personalmente?

La cosa più stupefacente e che chi mi ha creato, chi ha creato il mio cuore è venuto sulla terra ad aiutare la mia libertà ed è rimasto con il suo Spirito sulla terra.

INTERVENTI

Caterina: L’etimologia della parola desiderio viene dal greco e significa “viene dalle stelle”. Se il cielo di notte è buio, se è coperto, se non ci sono stelle e non c’è la luna noi ci sentiamo perduti, non c’è luce e non c’è orientamento. Se invece il cielo è stellato e c’è la luna noi ci orientiamo, abbiamo delle tracce, troviamo un cammino. Dunque le stelle se nascono dal buio accendono il nostro desiderio un desiderio infinito, grande come è grande il firmamento, un desiderio puro.

Anna: Le stelle sono il simbolo dell’infinito, punti di luce e di bellezza nello spazio immenso. Non ci potrò mai arrivare eppure risvegliano un grande desiderio. Se scompaiono, se non ci sono voglio tornare a vederle, mi mancano. Sono segni per questo alimentano il desiderio. Anche quando non ci sono il loro ricordo suscita il mio desiderio.

Filippo: E’ vero anche quando cade una stella, una stella cadente, io esprimo un desiderio.

Ibu: Anch’io, anche tu possiamo fare qualcosa se non ci sono le stelle. Possiamo andare a cercarle, possiamo fare dei passi, un cammino e così possiamo sperare di vederle.

Filippo: Mi piacerebbe vederle da vicino, più da vicino che col cannocchiale.

Francesco: La società ci fa credere di poter vivere felici. Certamente noi abbiamo il desiderio di essere felici e certamente non dobbiamo farci schiacciare da un mondo di false felicità. Non saremo mai felici fino in fondo perché siamo in un mondo finito. La felicità in senso pieno non può esistere nel mondo. La mia vita è fatta di tante piccole cose, di tanti piccoli aspetti; se io li guardo in un certo modo capisco che sono buoni e meglio che sono proprio fatti per me. Non è un accontentarsi.Anche il bisogno anche il piccolo bisogno mi può aiutare a trovare la mia strada. Certo quando soddisfo quel piccolo bisogno in quel momento scopro che non sono appagato. Però ogni piccolo bisogno è una molla che mi spinge e io se lo guardo in un certo modo e non lo assolutizzo è una cosa positiva che mi aiuta, che mi può aiutare a capire qual è il mio vero desiderio e quindi la mia strada.

Kawthar: Credo che l’uomo desidera perché non è soddisfatto non è appagato da quello che ha. Ma anche quando raggiunge quello che desidera, l’oggetto del suo desiderio, anche allora scopre di non essere soddisfatto appagato. Questo significa che il suo desiderio è grande.

Anna: Allora dobbiamo distinguere i desideri secondo il loro oggetto. Ci sono i piccoli desideri. Ma anche i piccoli desideri vanno nella direzione del grande desiderio dell’uomo che è la felicità. Anche i piccoli desideri possono essere ordinati in una costruzione, come una casa di mattoni, verso la realizzazione di un grande desiderio e tutti cooperare a questo, tutti avere un limite e uno scopo in vista del grande desiderio.

Carolina: Sono d’accordo con Kawthar. L’uomo vorrebbe le stelle ma arriva a piccole cose.

Ibu: Anch’io sono d’accordo con Kawthar,però andare verso un desiderio grande forse irraggiungibile mi attrae e mi soddisfa di più.

SINTESI E AUDIOVISIVI

Cosa sono gli istinti, i nostri istinti? Sono l’istinto di mangiare, di vestirsi, l’istinto di difendersi, di conservarsi, di sopravvivere, l’istinto sessuale (di unirsi a un altro essere), l’istinto di proteggere (una madre protegge i propri figli per istinto, noi proteggiamo i nostri familiari) ecc.

Cosa sono i bisogni? Sono I bisogni materiali, del corpo. Per esempio mangiare e vestirsi sono bisogni ma sono anche istinti. Poi ci sono bisogni che non sono anche istinti. Per esempio il bisogno di essere connessi alla rete internet oggi è un bisogno fortissimo, il bisogno di vestirsi in un certo modo con modelli firmati, alla moda, il bisogno di avere una ragazza (o un ragazzo) fissa/o di uscire il sabato sera, il bisogno di un buon posto di lavoro, il bisogno di essere in una posizione importante, di potere, il bisogno di successo personale. Quanti di questi bisogni sono bisogni indotti dalla società dei consumi? Cosa significa “indotti”? Siccome io vendo quel tal prodotto mi ingegno per creare nella gente il bisogno assoluto di acquistare quel prodotto, induco la gente ad acquistarlo.

Certo questi bisogni corrispondono a dei desideri ma non sono questi i veri, i profondi desideri del cuore. Questi sono dei desideri materiali trainati, spinti spesso dal mercato, dagli affari e dai soldi.

Poi ci sono i veri desideri del cuore i desideri che corrispondono alle sue esigenze di bellezza, di bontà, di verità, di giustizia, di amore (nel senso pieno della parola) e di felicità.

Quando scattano questi desideri? Quando l’uomo guarda oltre il finito, il limitato,quando coglie che il mondo è un segno di un altro mondo. Per esempio la natura è un segno. Se tu ti affacci improvvisamente sulla val Ferret a Courmayeur e vedi la valle e le montagne del gruppo del Bianco hai un colpo di emozione, se vedi la verticalità della Grand Jorasse,se vedi in America il Grand Canyon oil Brice Canyon ti dici: ma come fa a esserci una cosa del genere che supera totalmente la mia immaginazione e che pure risponde alla mia sete di bellezza. Certo anche queste cose sono in certo modo limitate ma sono belle perché sono segno dell’illimitato. Noi partiamo sempre da un limitato ma tendiamo a un illimitato. Prendete ad esempio la famosa poesia di Leopardi “L’Infinito”.

[Recita de “L’infinito” nei “Canti” di Giacomo Leopardi]

 E qui passiamo dalla natura all’arte. Anche l’arte è piena di un desiderio di infinito. Anche l’arte esprime un finito per esprimere un infinito. Prendete per esempio questa musica.

[Audizione di “New Fire” arrangiamenti di Scott August di originale musica degli indiani d’America brano “Heart of the sky”]

 Non vi sembra di stare cavalcando in un Canyon del Far West, di mattina, e di avere il cuore pieno di desiderio e di speranza?

Poi c’è il desiderio dell’amore, di amare e di essere amati. Guardate come è forte il desiderio di amare in questa scena de “La febbre dell’oro” un film capolavoro di Charlie Chaplin. Lui il protagonista, l’omino, è un cercatore d’oro sulle montagne al confine con il Canada, ha conosciuto per caso lei, Georgia, che al Tabarin ha ballato con lui per far invidia a un altro. Lei con le sue amiche capita per caso alla casupola dell’omino.

[Visione della scena del film “La febbre dell’oro” di Charlie Chaplin USA 1942]

 Sentite questo brano di Chopin che, fra i classici, è il musicista più romantico; sentite come esprime la poesia di un amore. Io l’ho sentito suonare in una sala che dava sulla piazza principale di Cracovia. E’ stato bellissimo, così ho acquistato il CD dalla pianista.

[Audizione di  F.Chopin, Mazurca op. 17 n.2, CD Chopin and others, pianista Dobrochna Krowka]

 Nell’amore l’altro non è e non deve essere uguale a me, deve essere per me segno della bontà e della bellezza di tutto, mi deve aprire a conoscere e ad amare il mondo e Dio, in questo senso deve amare il mio destino.

Ma per fare posto ai veri desideri del cuore e, in fondo, al desiderio di Dio, bisogna essere poveri, non essere ingombrati nella mente da tanti miti consumistici, datanti bisogni falsi, da tanti bisogni creati da noi, da un percorso di vita standard, (voglio essere un calciatore,un bancario, un ingegnere) o da un percorso di vita magnificato dagli altri;bisogna essere aperti, semplici, poveri nello spirito altrimenti si ricade nella disillusione e nella depressione. Ecco in questo senso l’esempio di San Francesco. Francesco ha un grandissimo desiderio, il desiderio di Dio che vuol dire il desiderio di tutto, di infinito, di bello, di buono, di giusto. Capisce che per percorrere quella strada deve avere dei compagni e deve essere povero.Così sposa sorella povertà. Guardate questa scena del Telefilm di Liliana Cavani: “Francesco d’Assisi”.

[Visione di una scena del Telefilm “Francesco di Assisi” regia di Liliana Cavani RAI 1966, scena della prima capanna di Francesco e dei suoi primi frati con l’assegnazione dei posti e il rifiuto di Francesco di tenere denari ritrovati da uno dei suoi compagni]

Quindi per arrivare ai veri desideri quelli che riempiono il cuore che ci compiono bisogna essere in una compagnia, avere dei compagni di vita che ci vogliano bene, che vogliano bene al nostro destino, dei maestri. Ora la natura, e quindi Dio, sin dall’inizio ci ha messo dentro e una compagnia che ci vuol bene che è la nostra famiglia, nostro padre e nostra madre, ma anche spesso una compagnia più allargata, altre persone che ci vogliono bene, una comunità, una parrocchia o dei parenti. Noi dobbiamo riconoscere e stare dentro questa compagnia.

La comprensione del mondo e di noi stessi avviene per lo più in conseguenza di un incontro umano fortuito che arriva in un momento di un bisogno profondo dell’animo. In un piccolo libro di Roth “La leggenda del santo bevitore” un uomo rimane solo, la sua attività fallisce, è ridotto a vivere sotto un ponte, comincia a bere fino a che incontra un uomo in un bar. Vediamo questa scena del film.

[Visione di una scena del film di Ermanno Olmi “La leggenda del santo bevitore” Italia 1988]

E’ sempre un intervento dall’esterno che ci dà speranza e, comunque, possiamo imparare a seguire le tracce che Dio ci da, giorno per giorno, attraverso occasioni,piccoli fatti straordinari, piccoli incontri straordinari.

Infine vi voglio far vedere questa antica stampa di Brueghel Il Vecchio. Ci sono in primo piano tre uomini visti di spalle che parlano tra loro; quello in mezzo è Gesù egli altri sono due suoi discepoli. Siamo dopo la morte di Gesù in croce. Gesù è quindi risorto ma i due discepoli non lo hanno riconosciuto. Lui sta spiegando a loro il senso della storia della salvezza dell’uomo da Abramo in poi e illumina la loro mente e il loro cuore che “arde” come dice il Vangelo. Dopo,quando spezzerà il pane, i due discepoli lo riconosceranno. Brueghel mette i tre viandanti in un paesaggio grande, bellissimo e profondissimo, con in fondo il sole per dire che quelle parole erano come la visione di un paesaggio profondo e di un sole che lo illumina.

[viene mostrata dal vero la stampa di Brueghel Il Vecchio “Euntes in Emaus”].